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Passione Insanapoli 15. In attesa di Real Madrid – Napoli

Allora, archiviati finalmente i cuoricioni di San Valentino che impazzavano sulle bacheche di mezzo mondo, così come i manuali di autosostegno su cosa sia davvero l’amore, cui facevano da contraltare quelli su quanto è bella la singletudine per evitare, come ogni anno, il suicidio di massa di separati, divorziati, zitelle, single, eremiti e monaci di clausura dubbiosi.

Lasciataci alle spalle la stucchevole retorica sanvalentinesca che ha provocato un’epidemia di carie all’arcata dentale superiore in tutti i soggetti predisposti, possiamo finalmente pensare al tema della settimana. La partita di stasera con il Real Madrid.

Praticamente se non ci ha ucciso il picco di glicemia di ieri, sicuramente lo farà quello di pressione stasera.

E a nulla è valso iscriversi, in previsione dell’evento, a un corso di yoga con annessa meditazione zen due mesi fa. Del tutto superato il training autogeno. Obsoleti i cari vecchi tranquillanti di una volta. E anche l’umorismo stempera tensione.

Fondamentalmente da ieri io non riesco a mangiare, pensare razionalmente, dormire, rilassarmi, dedicarmi ad altro che non siano apocalittiche visioni di ciò che potrebbe ipoteticamente accadere. Tipo Cristiano Ronaldo che festeggia la tripletta ringraziando Goulham del cross perfetto. O Insigne che, dimentico del consiglio di Cassano (!), alza gli occhi sullo stadio che non finisce mai (parole di Fantantonio, n.d.r.) e crolla a terra svenuto a metà campo. Oppure Albiol che si confonde e prende posto accanto a Sergio Ramos lasciando Koulibaly da solo a fronteggiare Benzema. O, ancora, lo stesso Koulibaly che si scorda di essere già ammonito, stende Benzema e rimedia un altro giallo che renderà necessaria la presenza di Tonelli nel ritorno al San Paolo. Oppure Diawara che si ricorda improvvisamente di avere 19 anni e chiede l’autografo a Bale invece di marcarlo a uomo.

Ora. Io non voglio fare la menagramo e mi illudo che queste previsioni pessimistiche possano avere un potere taumaturgico o quanto meno scaramantico. Inoltre sono convinta che sperare il meglio e aspettarsi il peggio sia sempre segno di grande saggezza perché attenua in parte  il bruciore della delusione.

La verità è che io sono convinta che ci servano nervi saldi e l’appoggio incondizionato di San Gennaro per uscirne dignitosamente.

Perché, appunto, io vorrei uscirne dignitosamente. Il che significa nella migliore delle ipotesi prendere un solo gol, nella peggiore due segnandone magari uno e, in caso di miracolo, pareggiare. La Restante Ipotesi non la nomino nemmeno per paura della punizione divinaprevista per l’eccesso di superbia.

Non credo di poter sopravvivere all’imbarcata, alle risate di chi è convinto che faremo una figura di m., alla condiscendenza di Arrigo Sacchi che già parla di “scugnizzi all’attacco del mitico Bernabeu” manco fossimo la Sangiovannese in trasferta. A chi ha caricato di eccessive aspettative questa partita portandomi a credere che lo sbarco su Marte sarebbe più semplice. Ai miei colleghi juventini domani. Alla faccia di Tacchinardi su Mediaset Premium. Alla soddisfazione di Higuain che ballerà la zumba sulla Mole Antonelliana. Alle infinite chiacchiere da bar e da studio televisivo all’insegna di “Hamsik viene sempre meno nelle partite importanti”, “il Napoli non è ancora maturo, si è sciolto come neve al sole”, “la difesa fa acqua da tutte le parti”, “lezione di calcio dagli spagnoli”, “Napoli umiliato e ridimensionato da Zidane”.

Tutto, ma questo no. Vi supplico.

Ciro, Marek, Pepe, Kalidou, Lorenzinho…io vi supplico, capito? Fidatevi, non mi capita spesso di farlo. Ma qui ne va della mia reputazione e della mia saluta mentale.

E, poi, domani è il mio compleanno. Me vulite fa stu regalo?