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Passione Insanapoli 33. L’ultima cena?

Cominciamo subito col dire che l’auspicio del 18 maggio (per il quale si veda http://openspace.name/2017/05/18/passione-insanapoli-32/) di trascorrere un’estate tranquilla, senza colpi di testa e di mercato, è già stato clamorosamente disatteso.

Neanche il tempo di illuderci che l’unico problema da qui al 31 agosto sarebbe stata la prova costume, accantonando tutte le ansie da calciomercato con i rinnovi di Mertens e Insigne, che De Laurentiis ha provocato un incidente diplomatico, pare insanabile, con Reina.

Ora, io non so come siano andate esattamente le cose, ma pare che il Presidente si sia complimentato con tutti i giocatori e, con riserva, con l’Ommità, cui avrebbe imputato alcune distrazioni dentro e fuori dal campo.

La “simpatica” tirata d’orecchie – che possiamo immaginare esilarante come le battute di Salvini sugli immigrati – ha scatenato la furia di Yolanda, fumantina consorte di Pepe, e la reazione sdegnata di entrambi i coniugi sui social network.

Morale della favola: mentre prima cercavamo il secondo di Reina, adesso rischiamo direttamente di perdere il portiere titolare. Oltre che il sindacalista della squadra. E quello che più di tutti “fa spogliatoio” qualunque cosa ciò significhi. E il testimonial di Intimissimi nel pre-partita (il che, più di ogni altra considerazione, getterà nello sconforto i tre quarti della popolazione femminile partenopea).

Io spero che davvero De Laurentiis rinsavisca e faccia pubblica ammenda, nonostante sia consapevole che è più facile che Trump accolga una delegazione di messicani alla Casa Bianca e che Kim Jong Un vinca il Premio Nobel per la Pace.

Ma finchè non si riferirà a Pepe come al “Signor Reina” – preludio a tutti gli ultimi, dolorosissimi, addii – la speranza di una riconciliazione non morirà.

Il problema è che si preannuncia la solita, inevitabile, estate di passione all’insegna del “resta o non resta”? “Torna in Germania, dove pare sia già molto richiesto”? “E, se tornasse in Germania, la squadra si spaccherebbe nuovamente”? “Albiol e Koulibaly, privi del puparo che muoveva i fili della difesa, cederanno agli assalti di Conte & co?” “Sarri prenderà le sue difese inasprendo ancora di più il rapporto con il patron”?

Insomma, il consueto tourbillon di previsioni nefaste, pareri non richiesti, opinioni non qualificate, scommesse clandestine, spoiler infondati, speculazioni varie e psicosi collettiva imperante.

Allo scoccare del 1 giugno, tre cose sono sicure per me: gli stupri di gruppo operati dalle zanzare milanesi, l’attesa spasmodica e fantozziana delle ferie d’agosto e le tarantelle del calciomercato del Napoli.

Stavo addirittura pensando di disdire la prenotazione in Madagascar e restare qui a presidiare la situazione e a soffrire, per evitare di essere raggiunta sul più bello da una ferale notizia che vanifichi in un nanosecondo gli effetti benefici del paradiso malgascio.

Poi ho pensato che qui mancheranno i lemuri ma non certo macachi e scimpanzé, per cui tutto sommato meglio affogare l’eventuale dispiacere nelle acque cristalline dell’Oceano Indiano piuttosto che in quelle del litorale domizio.

Dopotutto, come diceva Marilyn, se proprio si deve piangere, meglio farlo in una limousine, no?

Passione Insanapoli 31. Questione di feeling.

Questione di feeling.

Quella tra Mertens e Insigne che ha consentito a Ciro non di vedere, che in questo siamo bravi tutti, ma di “intuire” la presenza di Lorenzo dietro sé e di passargli la palla di tacco esattamente nel fazzoletto di terra dove si trovava il compagno in modo che non si scompigliasse manco un capello nello sforzo di intercettare il pallone ma concentrasse tutta la potenza nel tiro. L’Amore ai tempi del Sarrismo.

Quella, mancata, tra Callejon e Higuain che ha fatto in modo che De Laurentiis, tra le due fazioni, una volta tanto scegliesse quella giusta, e blindasse Josè Maria nonostante l’ostilità della lota.

Quella, sempre più forte, tra i tre lì davanti cementata anche oggi da abbraccio e inchino davanti al pubblico.

E, per favore, non chiamateli folletti perché Callejon giustamente fa notare di essere più alto di un metro e una Vigorsol. Piuttosto, chiamateli i tre moschettieri che di D’Artagnan & co. mimano il gesto, cavalleresco, di togliersi il cappello davanti al pubblico sovrano.

Oppure, se proprio non volete scomodare Dumas – anche se, personalmente, non riesco a immaginare espressione più alta del l'”uno per tutti, tutti per uno” – chiamateli i tre tenores, perché quella che suonano è sinfonia per le nostre orecchie (e per quelle di chiunque ami il calcio). Speriamo solo che Callejon non protesti pure stavolta sottolinenando di non avere la stazza di Pavarotti.

L’unica nota stonata di questa giornata all’insegna dell’amore è data dal destino che, più cinico e baro che mai, ci costringe stasera a tifare per la Juventus per ambire concretamente al secondo posto.

Lo faremo, per carità. Io stessa non esiterei a invocare a gran voce il gol dell’infame se dovesse servire.

Ma ho un dubbio che mi dilania.

Considerato l’effetto boomerang delle nostre gufate anti-juventine – che hanno, nell’ordine, provocato la rottura del crociato sbagliato a inizio stagione e il sorteggio più favorevole in Champion’s, e stanno serenamente conducendo la Juventus verso il triplete e noi verso il suicidio qualora ciò accadesse – niente niente tifare per loro dovesse svantaggiarli?

In fondo, pensiamoci: esiste qualcosa di più innaturale per un tifoso napoletano doc?

 

Passione Insanapoli 30. Dopo Inter – Napoli, due chiacchiere in ufficio.

Tornata rigenerata dal week end feng shui (si veda http://openspace.name/2017/05/01/passione-insanapoli-29-metti-sera-quella-inter-napoli-alto-adige/ ), ho pensato bene di pungolare il mio capo interista (lo stesso degli anatemi mascherati per i quali si veda http://openspace.name/2016/11/22/passione-insanapoli-5-piccola-digressione-napoli-inter/) spingendolo a commentare la partita.

Non l’avessi mai fatto. Poichè nel girone d’andata sembrava totalmente rassegnato alla disfatta, tanto che io avevo fatto le corna durante l’intera conversazione perché le lodi sperticate sul Napoli e la sua presunta superiorità mi sembravano quasi eccessive e, perciò, un po’ fasulle,  stavolta sono entrata nel suo ufficio pronta a godermi il panegirico libera dal condizionamento di dover fare qualunque scongiuro e assaporando ogni singola parola di elogio per Mertens, Callejon, Insigne & co.

E invece lui mi ha letteralmente spiazzato asserendo, in sostanza, che non si spiegava l’involuzione dell’Inter se non con una gestione dissennata dei giocatori da parte della società perché, “sulla carta, è la seconda forza del campionato”.

Ora. A parte che sulla carta siamo tutti la prima forza in qualche non meglio identificato campo d’azione, non posso che attribuire il totale ribaltamento di un’opinione espressa soltanto pochi mesi fa, relativa alla“netta inferiorità del loro organico rispetto al nostro“ con la volontà, sadica, di non volermi dare alcuna soddisfazione. Peggio, di voler stroncare quel sorrisetto di compiaciuta superiorità che – ammetto possa risultare irritante – ma, che diamine, ogni tanto potrò sfoggiare pure io!

Non pago di aver vanificato gli effetti del mio meritatissimo fine settimana zen, il boss si è lanciato in una disamina del tutto bizzarra della partita, farneticando di una “decisa superiorità delle individualità dell’Inter” penalizzate peraltro nel confronto “dall’età media più alta dei giocatori del Napoli” che, quindi, risulterebbero più scattanti ed energici.

A prescindere dal fatto che Ciro, Marekiaro e Callegol, tanto per citare i tre che hanno fatto impazzire la difesa nerazzurra, hanno trent’anni ciascuno, quindi almeno sei in più della loro punta di diamante Icardi, anche ridimensionare la tecnica sopraffina e la personalità dei vari Zielinski, Diawara e Rog attribuendone le gesta alla “beata gioventù” mi sembra quantomeno azzardato.

In sintesi la sua lettura del match è stata: bradipi lenti ma tecnicamente superiori battuti da gruppo di schegge impazzite (o mine vaganti) in grado di cavalcare la ruota come criceti per novanta minuti.

Manco Piccinini avrebbe saputo fare di meglio.

Praticamente una partita portata a casa grazie non al talento nostro ma allo sfiancamento fisico degli avversari.

All’inizio mi sono chiesta come sia possibile che anche quando facciamo la partita perfetta ci sia qualcuno che non debba riconoscerci l’onore delle armi, ma ascrivere il tutto al caso, ai demeriti propri, alla proprietà cinese, addirittura all’assenza del famigerato Miranda.

Poi ho deciso che non voglio prendermela (e non voglio prendere neanche lo Xanax), per cui d’ora in poi il mio motto sarà “il cielo stellato sopra di me, il giardino feng shui dentro di me”.

Sono sicura che, in assenza di legge morale nel calcio, Kant non se ne avrà a male.

Passione Insanapoli 26. La solitudine del povero Gonzalo.

Aspettando Napoli – Juventus, il dramma del povero Gonzalo.

In genere la settimana che precede Napoli – Juventus ha tutto un altro mood. Ma stavolta sono stata bravissima nel fare astrazione mentale nonostante ci fosse abbondanza di materiale per il gossip più spinto.

Prima di tutto il ritorno di Higuain, che ha assunto contorni molto meno cruenti di quelli immaginati a luglio. Poi lo schiaffo morale inflitto ad Allegri dalla Panchina d’Oro a Sarri. Ancora, l’inchiesta sui presunti legami tra Andrea Agnelli e gli ultrà legati alla ‘ndrangheta.

Insomma, avrei potuto sparare liberamente sulla Croce Rossa e trarne pure una certa soddisfazione.

Invece niente. Ho semplicemente rimosso il pensiero delle ben due partite che ci attendono e dormito bene comunque.

Fino a stamattina. Quando la radio mi ha scaraventato violentemente sulla terra citando, tra le notizie del giorno, il match di domenica sera. Addirittura, l’annuncio del ritorno di Higuain a Napoli da avversario si è meritato un posto d’onore tra le dichiarazioni di Carminati al processo su Mafia Capitale e le ritorsioni di Trump contro l’Europa per l’onta subita dai bistecconi made in USA.

Intanto mi è andato di traverso il caffè. E questo, ne sono sicura, già pregiudica il mio umore di oggi nonostante sia venerdì.

Poi mi ha indotto a riflettere sulla circostanza che sia stata io a sottovalutare colpevolmente la portata dell’evento. Dopotutto, potrei aver peccato di superficialità e pressapochismo nell’essermi concentrata sulla barbarie di Alatri, sulle dichiarazioni di Poletti e sull’annunciata riapertura delle miniere di carbone da parte di Trump, quando la vera, unica, sola notizia degna di questo nome era il ritorno di Higuain a Napoli da avversario.

E non solo, aggiungerei. Perché il giornale radio della RAI ha anche precisato che Dybala non è in condizione e Mandzukic è ko. Quindi il povero cucciolo potrebbe dover affrontare il Napoli da solo.

Ma ci rendiamo conto? Abbiamo sguazzato per giorni nel fango di efferati delitti, dichiarazioni vergognose, provvedimenti che gridano vendetta mentre a Torino si consumava questa tragedia. Il povero Gonzalo Gerardo lasciato solo ad affrontare la folla inferocita di un’arena che brama solo il suo sangue.

Io a questo punto chiedo pubblicamente a Mentana di dedicare una delle sue maratone al tema. E invito tutti a passarsi una mano sulla coscienza e aderire al flash mob “Adotta un Gonzalo anche tu” per farlo sentire di nuovo a casa. Chiedo, inoltre, a Insigne e Mertens di fargli qualche assist dei loro in memoria dei “bei tempi che furono” e ad Albiol di accantonare i vecchi rancori e, serenamente, “scansarsi”. Gli esempi in Serie A non mancano, caso mai volesse prendere ispirazione.

Lo stesso appello “Regala un rigore alla Juventus” che ha ironicamente occupato il web nelle ultime settimane assume tutto un altro sapore e diventa, a questo punto, un atto dovuto. Ma in questo caso direi che conta poco il numero di firmatari perché, per fortuna, la classe arbitrale è assolutamente integra e intransigente e difficilmente si fa condizionare dalla volontà popolare.

Quindi, bando alle ciance, dimentichiamo la visita del Papa e le celebrazioni dei Trattati di Roma, perché questo week end succede qualcosa di molto più rilevante. Qualcosa che può rendere tutti noi protagonisti della Storia. Qualcosa che finalmente potrebbe rendere l’Italia un Paese unito, coeso nel raggiungimento dell’obiettivo comune: stringiamoci forte intorno a Gonzalo.

Ma molto, forte, eh.

Passione Insanapoli 25. La profezia di Celestino.

Parafrasando Claudio Amendola (precipitato nella mia stima da quando si è messo a fare pubblicità al gioco d’azzardo), io non sono membro della più grande comunità di scommettitori on line del mondo, ma faccio parte, in compenso, della più piccola comunità di pessimisti che la storia ricordi.

Un mio caro amico ogni anno, in una notte di fine estate, là dove il mare luccica e tira forte il vento davanti a uno spaghetto con le vongole e al Golfo di Sorrento (in un’atmosfera, quindi, che già di per sé dovrebbe evocare solo pensieri positivi) effettua quella che io chiamo “La profezia di Celestino”.

Preciso di non aver mai letto il libro, ma il titolo mi sembra perfetto per descrivere l’ineluttabilità di un dramma che, puntualmente, si consuma.

I primi spaghetti filano infatti lisci, tra amenità varie e considerazioni semiserie sulla stagione calcistica che ci attende.

In genere, trattandosi di fine agosto, il lutto per la cessione del capocannoniere in carica e del miglior giovane di prospettiva della squadra è stato più o meno elaborato e ci ritroviamo a fare i conti al massimo con gli strascichi di amarezza e delusione che una politica incentrata sulle clausole rescissorie inevitabilmente lascia dietro di sé.

A volte siamo addirittura galvanizzati dai rimpiazzi, come è avvenuto l’anno in cui Quagliarella è stato sostituito da Cavani e, ancora di più, quando Cavani è stato sostituito da Higuain.

Insomma, sono gli ultimi scampoli d’estate, siamo distesi e abbronzati, pieni di progetti per l’anno che sta per cominciare – perché, non importa da quanto tempo tu abbia terminato gli studi, l’anno è sempre, rigorosamente, accademico e inizia da settembre – io sto per intingere un ragguardevole pezzo di pane cafone nel sauté  e osservo nostalgica le lampare all’orizzonte, quando lui con studiato sadismo pronuncia la fatidica frase “quest’anno con il Napoli ci divertiremo molto, ma non vinceremo niente“.

Come rovinare non una cena e neanche una serata, ma un’intera estate in un attimo.

Non pago, lo scellerato Nostradamus si lancia in un’articolata analisi dei motivi per i quali quello alle porte “non è mai l’anno buono”.

Devo confessare che, dopo i primi, deboli tentativi di obiettare alle sue argomentazioni, dopo un po’ la mia mente comincia a vagare e, ricordando che ogni anno ha sempre nefastamente fatto centro, inizia a ripetere come un mantra “l’ha detto anche quest’anno, l’ha detto anche quest’anno, l’ha detto anche quest’anno…” .

Manco a dire che una soluzione potrebbe essere quella che di abolire la cena agostana, perché la profezia si fa largo a spallate tra messaggi, telefonate, post e addirittura sogni premonitori a volte.

Per dare un’idea della potenza delle sue previsioni, dico solo che quest’anno aveva anticipato l’esonero di Ranieri quando ancora era considerato il Re d’Inghilterra. Ho fondato motivo di ritenere che ci abbia anche speculato su, il piccolo sciacallo.

Purtroppo non è l’unico, tra le persone a me vicine, caratterizzato da un simile contagioso ottimismo.

Mia madre, infatti, alla vigilia di ogni partita, annuncia che “Sarri è molto pessimista” (lui!!!) e che la squadra da affrontare è sempre “la più insidiosa del campionato” oppure “la peggiore che potessimo incontrare” nel particolare momento in cui la incontriamo o, ancora, che “non abbiamo mai vinto sul campo dell’Empoli” e che “l’Atalanta ha solo tre punti meno di noi“.

Per non parlare del “rischio che i giocatori sottovalutino gli avversari” o “prendano sottogamba la partita” sempre dietro l’angolo.

E “la depressione per essere usciti dalla Champion’s League” dove la mettiamo? E “il jet lag (il più lungo della storia) di Koulibaly dopo la Coppa D’Africa”?

Non parliamo poi dell'”età media troppo acerba” e dell'”assenza di un grande vecchio capace di fare spogliatoio” oltre che della “testa già alle nazionali”.

Tutti motivi non semplicemente suscettibili di inficiare il risultato, bensì cause certe di  una ignominiosa sconfitta.

Per fortuna che le sue profezie in genere non si avverano ma, addirittura, a volte portano bene, tanto da meritare di essere ascritte al campo della scaramanzia.

Oggi, per esempio, aveva previsto una disastrosa debacle – perché, appunto, Sarri era molto pessimista e non avevamo mai vinto sul campo dell’Empoli – e invece ci stiamo gustando tre zeppole di San Giuseppe con particolare soddisfazione (anche perché stavano per scipparcele presentandoci un Maccarone).

E non ho ancora sentito Celestino, oggi.

Passione Insanapoli 20. La solita rapina senza passamontagna.

Che dire?

Che in questo caso non possiamo neanche comprarci un arsenale come Francesco Facchinetti.

Che chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole è il primo nemico.

Che le collusioni e le connivenze sono tali e tante da rendere inutile qualunque strategia difensiva.

Che la RAI ha scandalosamente abdicato al suo ruolo di servizio pubblico.

Che i media in generale mostrano un asservimento e una sudditanza che manco in Corea del Nord.

Che loro non hanno né l’onestà intellettuale di riconoscere l’ennesimo ladrocinio, né la dignità di pretendere di vincere in  modo pulito.

Che il problema, evidentemente, non è Valeri, come non lo era Mazzoleni, ma tutta la classe arbitrale, indistintamente.

Che davvero al ritorno dovrebbe scendere in campo la Primavera, anche se dubito che coglierebbero il messaggio.

Che ringrazio le tifoserie avversarie per la solidarietà manifestata; quella dell’Inter, in particolare, memore dello scippo subito nel 1998.

Che la tentazione di non vedere più le partite è davvero forte e chissà che prima o poi non finisca per cederle.

Che Marotta e Agnelli che si abbracciano sugli spalti prima ancora che il rigore sia calciato sono davvero uno spettacolo patetico.

Che sarebbe opportuna una class action di tutte le squadre contro chi ha trasformato il campionato in una farsa.

Che questo non è calcio, non è sport, non è gioco, non è divertimento, ma purtroppo è lo squallido specchio di questo Paese.

Che…non ci sono più parole, davvero.

Passione Insanapoli 17. Dopo Napoli – Atalanta

 

Quattordici risultati utili consecutivi ed eravamo il Barcellona formato mignon.

Una sconfitta con l’Atalanta e tutti i a celebrare il requiem del Napoli.

“Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro,

poté Caldara colpire anche col doppio tiro.

Così percosso, attonito

il tifoso al nunzio sta,

muto pensando all’ultimo gol del Mertens fatale,

né sa quando un altro tiro del piè mortale

la porta avversaria a profanar verrà.

Lui che del Pibe de Oro

vide il gran genio e tacque,

quando, negli anni d’oro,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci contro

mista la sua non ha.

Dalle Alpi ai Pirenei,

da Bergamo a Crotone,

non basta una vittoria

a far di te un campione.

Ma bastan due sconfitte,

neanche così nette,

perché si levi un coro

pronto a ridurti a fette”.

Guardate che oggi non è il 5 maggio (data che, peraltro, ci ha anche portato bene in passato). Abbiamo solo perso una partita in campionato dopo che per una settimana i giocatori sono stati perseguitati dal mantra infernale del “ciclo di ferro” e flagellati dalle critiche ingenerose di De Laurentiis.

Sette giorni fa Sarri era il Dio del Calcio e oggi viene considerato degno di allenare la squadra dell’oratorio sotto casa.

Sette giorni fa il Napoli era era “l’orgoglio del calcio italiano” ed “esprimeva il miglior gioco” e oggi è composto da undici scartine che non sarebbero titolari manco nella Sangiovannese.

Ma fatemi il piacere, direbbe Totò.

Il Napoli non è ancora morto. Semplicemente dormiva.

Speriamo solo che si svegli entro dopodomani.

 

 

 

 

 

Passione Insanapoli 15. In attesa di Real Madrid – Napoli

Allora, archiviati finalmente i cuoricioni di San Valentino che impazzavano sulle bacheche di mezzo mondo, così come i manuali di autosostegno su cosa sia davvero l’amore, cui facevano da contraltare quelli su quanto è bella la singletudine per evitare, come ogni anno, il suicidio di massa di separati, divorziati, zitelle, single, eremiti e monaci di clausura dubbiosi.

Lasciataci alle spalle la stucchevole retorica sanvalentinesca che ha provocato un’epidemia di carie all’arcata dentale superiore in tutti i soggetti predisposti, possiamo finalmente pensare al tema della settimana. La partita di stasera con il Real Madrid.

Praticamente se non ci ha ucciso il picco di glicemia di ieri, sicuramente lo farà quello di pressione stasera.

E a nulla è valso iscriversi, in previsione dell’evento, a un corso di yoga con annessa meditazione zen due mesi fa. Del tutto superato il training autogeno. Obsoleti i cari vecchi tranquillanti di una volta. E anche l’umorismo stempera tensione.

Fondamentalmente da ieri io non riesco a mangiare, pensare razionalmente, dormire, rilassarmi, dedicarmi ad altro che non siano apocalittiche visioni di ciò che potrebbe ipoteticamente accadere. Tipo Cristiano Ronaldo che festeggia la tripletta ringraziando Goulham del cross perfetto. O Insigne che, dimentico del consiglio di Cassano (!), alza gli occhi sullo stadio che non finisce mai (parole di Fantantonio, n.d.r.) e crolla a terra svenuto a metà campo. Oppure Albiol che si confonde e prende posto accanto a Sergio Ramos lasciando Koulibaly da solo a fronteggiare Benzema. O, ancora, lo stesso Koulibaly che si scorda di essere già ammonito, stende Benzema e rimedia un altro giallo che renderà necessaria la presenza di Tonelli nel ritorno al San Paolo. Oppure Diawara che si ricorda improvvisamente di avere 19 anni e chiede l’autografo a Bale invece di marcarlo a uomo.

Ora. Io non voglio fare la menagramo e mi illudo che queste previsioni pessimistiche possano avere un potere taumaturgico o quanto meno scaramantico. Inoltre sono convinta che sperare il meglio e aspettarsi il peggio sia sempre segno di grande saggezza perché attenua in parte  il bruciore della delusione.

La verità è che io sono convinta che ci servano nervi saldi e l’appoggio incondizionato di San Gennaro per uscirne dignitosamente.

Perché, appunto, io vorrei uscirne dignitosamente. Il che significa nella migliore delle ipotesi prendere un solo gol, nella peggiore due segnandone magari uno e, in caso di miracolo, pareggiare. La Restante Ipotesi non la nomino nemmeno per paura della punizione divinaprevista per l’eccesso di superbia.

Non credo di poter sopravvivere all’imbarcata, alle risate di chi è convinto che faremo una figura di m., alla condiscendenza di Arrigo Sacchi che già parla di “scugnizzi all’attacco del mitico Bernabeu” manco fossimo la Sangiovannese in trasferta. A chi ha caricato di eccessive aspettative questa partita portandomi a credere che lo sbarco su Marte sarebbe più semplice. Ai miei colleghi juventini domani. Alla faccia di Tacchinardi su Mediaset Premium. Alla soddisfazione di Higuain che ballerà la zumba sulla Mole Antonelliana. Alle infinite chiacchiere da bar e da studio televisivo all’insegna di “Hamsik viene sempre meno nelle partite importanti”, “il Napoli non è ancora maturo, si è sciolto come neve al sole”, “la difesa fa acqua da tutte le parti”, “lezione di calcio dagli spagnoli”, “Napoli umiliato e ridimensionato da Zidane”.

Tutto, ma questo no. Vi supplico.

Ciro, Marek, Pepe, Kalidou, Lorenzinho…io vi supplico, capito? Fidatevi, non mi capita spesso di farlo. Ma qui ne va della mia reputazione e della mia saluta mentale.

E, poi, domani è il mio compleanno. Me vulite fa stu regalo?

Passione Insanapoli 14. Anche i Callejon, nel loro piccolo, si incazzano

Il 2017 comincia con qualche certezza in più.

Prima di tutto, che anche i Callejon nel loro piccolo si incazzano. Che poi, magari, la sua non era neanche un’incazzatura, ma stanchezza. Perciò, dopo aver provato a farsi espellere con una schiacciata degna di Mila & Shiro, e non esserci riuscito, ha tentato l’extrema ratio: il calcio all’avversario.

E poiché lui, nella generale barbarie calcistica, spicca come un piccolo lord del campo, tutto cuore, sangue e fair play, riga di lato annessa, tutti a chiedersi “ma è impazzito Callejon”? “Ma cosa gli è preso?”.

Si attende la puntata speciale di Porta a porta dedicata al tema con tanto di plastico teso a ricostruire gli eventi e intervista a Paolo Crepet volta a psicanalizzare il comportamento di Josè Maria partendo dai traumi infantili subiti in quel di Motril.

Quando poi, invece di scomodare Freud, sarebbe forse più utile chiedersi se non sia semplicemente stanco e il suo gesto non sia stato, piuttosto, un messaggio inequivocabile a Sarri, del tipo: “Me siento stanco, querrìa estar en casa venerdì e pensar a quando retornerò a Madrid el 15 de febrero“.

Dopotutto, in un mondo in cui tutti siamo considerati necessari ma non indispensabili, proviamo a metterci nei panni di chi indispensabile lo è davvero: è una bella responsabilità, se non un macigno vero e proprio.

Non so come si dica in spagnolo, ma sono alquanto convinta che lo stato d’animo di Callejon e Albiol, in vista del ritorno al Santiago Bernabeu, ma nello spogliatoio sbagliato, possa essere sintetizzata nell’espressione napoletana “o fridd ‘n cuoll” che, del resto, accomuna anche i tifosi non spagnoli in questo preciso momento.

Comunque, oggi siamo tutti più soddisfatti perché se perfino Callejon perde le staffe, da domani siamo giustificati a prendere a calci il collega molesto e a coprire di improperi e insulti chi ci taglia la strada. Con buona pace di Bruno Vespa e di Crepet.

La seconda certezza di questo inizio anno è che Tonelli rende meglio come attaccante che come difensore. Infatti ieri non c’era perché il tridente era completo e in seconda posizione sgomitavano Pavoletti e Milik.

Che poi a sostituire Zielinski sia entrato Giaccherini fa parte dell’imperscrutabilità di certe decisioni calcistiche nelle quali preferiamo non addentrarci.

Del resto, sarebbe stato anche rischioso chiedere ieri a Sarri di dare conto delle sue scelte, dopo che aveva elegantemente mandato a quel paese in diretta televisiva sia Gabbiadini che Raiola. Insomma, tutti calmi ieri sera. E meno male che avevamo vinto 7-1. Non oso immaginare gli animi nel caso di una vittoria risicata  o, peggio, di uno stitico pareggio. Sarebbero volati stracci che manco in Campigdoglio.

L’ulteriore certezza è che Koulibaly va ricoperto d’oro e supplicato a restare per sempre a Napoli. Nel caso questi mezzi di persuasione non funzionassero, va sequestrato o ricattato ma, in ogni caso, tenuto.

Perché, abbiamo capito e apprezzato che Maksimovic abbia sfidato il terrorismo internazionale e, soprattutto, l’ira funesta di Mihajilovic – uno che, tanto per dire, vanta nella propria selezionata cerchia di amici un certo Arkan, capo delle omonime “tigri” – per venire da noi, ma la gratitudine va bene fino a un certo punto. In particolare, si ferma laddove il difensore non ferma l’avversario prima della porta.

Quarta certezza: l’Ommità Ritrovata. Nel caso di Pepe Reina, è proprio il caso di dire che “oltre alle mutande (Intimissimi) c’è di più” e se ne è accorto anche il povero Destro.

Quinta certezza: pensavo fosse una prerogativa del periodo napoletano e invece no. Donadoni non si toglierà mai quell’espressione da capro espiatorio suo malgrado. Da agnello sacrificale, vittima di un gioco più grande di lui e nel quale è finito contro la sua volontà. Come se gli avessero imposto di fare il calciatore prima e l’allenatore poi, mentre lui avrebbe voluto intraprendere la carriera di medico condotto. Sarei curiosa di vedere  almeno una foto in cui Donadoni sorride…così, giusto per valutarne l’integrità della dentatura.

Ho volutamente omesso Ciro e Marekiaro, perché loro, una certezza, lo sono da sempre. Quanto meno da quando, a dispetto delle origini nordiche e a scuorno  dei calienti sudamericani, sono diventati due scugnizzi veri e propri.