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Passione Insanapoli 37. Napoli – Handanovic 0 – 0.

Cominciamo col dire che ieri non si è giocata Napoli – Inter ma Napoli – Handanovic. Prendere coscienza di questo getta tutta un’altra luce sul match e su quello che è seguito.

Praticamente pensavo fosse l’Inter, invece era un Handanovic.

Prima di tutto possiamo giustificare i nostri che, nonostante la stanchezza di Manchester, hanno provato comunque a metterla dentro ma si sono schiantati, appunto, contro Handanovic che, per carità, sarà pure un gran portiere ma quella doppia parata prima su Callejon e poi su Mertens la deve in larga parte al “fattore Garella”.

Il Fattore Garella, in nome del quale si sono formate intere generazioni di portieri, fa sì che un alluce, della cui esistenza ci si accorge solo nel malaugurato caso in cui sia valgo, diventi improvvisamente la parte più importante del corpo perché chiamata a respingere provvidenzialmente e fortunosamente un tiro da due centimetri di distanza.

Possiamo perdonare i 15 tiri a giro di Insigne, perché in genere almeno uno a partita va a segno, ma evidentemente stavolta le onde gravitazionali sprigionate da Handanovic li hanno dirottati tutti in tribuna.

Possiamo dimenticare che Mertens è stato per circa 80 minuti missing in action perché di solito è talmente onnipresente che io me lo ritrovo in bagno anche dopo che la partita è finita.

Possiamo passare sopra le bordate di Hamsik che hanno sfiorato, senza centrarla, la porta perché il Capitano non si discute mai, si ama e basta.

Possiamo sorvolare finanche sulla scarsa precisione dei cross in area di rigore e sul fatto, per la verità inquietante, che passano gli anni, gli allenatori e i centravanti, ma la scarsezza nel calciare i tiri d’angolo non passa mai.

Insomma, possiamo perdonare tutto perché mi pare evidente che i nostri avrebbero dato tutto per vincere la partita di ieri ma le Forze Oscure del Male, incarnate appunto da Handanovic, hanno prevalso facendo scendere le tenebre eterne sul San Paolo. Il temuto figlio dell’uragano Ophelia si è infine palesato in Italia sotto spoglie slovene.

La spiegazione soprannaturale è l’unica possibile. Altrimenti non potremmo spiegarci come Callejon non sia uscito dal campo in carrozzella nonostante i reiterati tentativi di gambizzarlo da parte di Miranda, dei quali peraltro l’arbitro sembra essersi reso conto solo al 65° minuto. Manco le Brigate Rosse dei tempi d’oro avrebbero potuto fare meglio.

Non potremmo spiegarci la folle cavalcata di Koulibaly che lo ha portato ad autoproclamarsi salvatore della patria e, al grido di “Banzai!” sotto gli occhi di un attonito Nagatomo, a percorrere tutto il campo prima di ricordarsi che se gioca da difensore ci sarà un perché ma non era il caso di scoprirlo stasera.

Non potremmo neanche spiegarci come mai Rog, che in genere viene messo dentro un momento prima che il gioco degeneri in rissa con lo scopo primario di spezzare le cosce agli avversari, ieri sera sembrasse Roberto Bolle al cospetto di Mike Tyson (e sull’effetto intimidatorio prodotto dai marcantoni dell’Inter anche quando stanno zitti e con le mani a posto si veda Passione Insanapoli 10. Prima di Napoli – Inter.)

Soprattutto non potremmo spiegarci quanto possano essere deficienti certi tifosi che perfino ieri sera, sotto il Vesuvio, ne auspicavano l’eruzione, senza considerare forse che la lava non risulta essere particolarmente selettiva nel suo percorso di distruzione, per cui difficilmente li avrebbe scansati. Chiedere a Plinio Il Giovane (che non è quello dei mobili a Via Premuda, Milano n.d.r.).

Non potremmo, infine, neanche spiegarci la delirante intervista di Spalletti nel post partita, quando ha lasciato intendere che il risultato sarebbe potuto anche essere a loro favore. Non so con cosa avesse accompagnato la fiorentina mangiata a cena, ma doveva essere qualcosa di veramente potente.

Alla fine, se io fossi interista, lancerei la petizione per intitolare una piazza ad Handanovic: senza dubbio si raccoglierebbero più adesioni del referendum per l’autonomia di Maroni.

A noi resta una grande soddisfazione: il giubilo dei tifosi nerazzurri per aver strappato uno 0 – 0 al San Paolo è il più grande riconoscimento della nostra forza e ci ripaga di un risultato che a noi, invece, sta stretto.

Con buona pace di Handanovic.

 

 

 

 

 

 

Passione Insanapoli 10. Prima di Napoli – Inter.

Ogni volta che si gioca Napoli – Inter mi ritorna in mente un episodio di qualche anno fa.

Durante un incontro di lavoro avevo conosciuto l’avvocato De Nicola, partner di un noto studio legale internazionale, molto conosciuto anche per le sue collaborazioni con alcune testate giornalistiche e, scoprii in quell’occasione, tifoso interista sfegatato.

Al termine della riunione annunciò che, come ogni anno, sarebbe partito alla volta di Napoli per assistere, dalla panchina, al match in virtù della parentela vantata con il medico della squadra azzurra, suo cugino di primo grado.

Ora. Ancora oggi io non so dare una spiegazione dignitosa a quello che dissi subito dopo aver appreso questa informazione.

Forse posso cercare un alibi nell’agitazione pre-partita. Forse dissi quello che dissi perché mentalmente distratta dall’idea di chiedergli un lasciapassare anche per me. Forse posso attribuire il tutto all’abitudine, che ho spesso, di parlare a vanvera, senza riflettere, pur di riempire un silenzio o una parentesi rosa tra le parole dell’interlocutore.

Perché, insomma, nonostante lui mi avesse detto che suo cugino era il medico del Napoli e, in più, io sapessi perfettamente che il medico del Napoli si chiamasse De Nicola per cui, anche volendo, sarebbe stato davvero difficile sbagliare, io esclamai, tronfia e soddisfatta: “quindi lei è il cugino del mitico Carmando” (che, per la cronaca, era il massaggiatore della squadra già dai tempi di Maradona), io proprio non me lo so spiegare.

Però l’espressione di stupore mista a commiserazione che passò sul suo volto mentre, con tono sommesso, ribadiva “no, io sono il cugino di De Nicola” mi viene in mente prima di ogni Napoli – Inter.

Quando, dal mio divano, me lo immagino assiso sulla panchina dove, se ci fosse una giustizia al mondo, dovrei trovarmi io.

Stasera, in particolare, me lo vedo seduto in panchina a raccogliere le confidenze di Rog e Tonelli un attimo prima che balzino in piedi a bestemmiare contro il passaggio, tecnicamente perfetto, di Goulham a Icardi.

Modererà l’esultanza per la prestazione della vita già ampiamente annunciata da Pioli e si dedicherà a risollevare il morale a Maksimovic probabilmente ricordandogli che se ha sfidato il terrorismo internazionale pur di approdare a Napoli un motivo valido ci sarà stato, pur non essendo esattamente quello di giocare, come magari pensava all’inizio.

Conforterà Gabbiadini subito dopo la sostituzione al 70° e darà il cinque a Insigne per i 18 spettacolari tiri a giro effettuati (e non entrati).

Speriamo non debba consolare nessuno per pali, traverse, scivolate o morsi subiti.

Soprattutto speriamo che continui a portare bene al Napoli, lì seduto in panchina, come avrà sempre pensato quel furbacchione del cugino medico.

 

Passione Insanapoli 5. Piccola digressione su Napoli – Inter.

Si, lo so che sarebbe la vigilia di Napoli – Dinamo Kiev, ma il mio capo interista ha voluto commentare le partite del week end. Il problema è che ha voluto anche condividere con me la preoccupazione per Napoli – Inter del 2 dicembre prossimo alla luce “della netta inferiorità del loro organico rispetto al nostro“.

Ora. Questa a casa mia si chiama seccia mascherata. Trattasi, cioè, dell’anatema che si cela dietro l’untuoso e falso tentativo di blandire l’avversario.

Inutile dire che, mentre mi contorcevo sulla sedia nello sforzo di toccare con l’indice e il mignolo il ferro del sostegno alla (sua) scrivania di cristallo, immaginavo scenari apocalittici di lillipuziani schiantarsi a velocità supersonica contro watussi inamovibili. Di puffi neutralizzati mediante gomitate da rugbysti prestati al calcio.

Perchè, lo confesso, a me l’Inter ha sempre fatto paura per la mole fisica dei suoi giocatori. Dai tempi di Eto’o, Ibrahimovich, Maicon, ho sempre temuto scontri fisici in cui gli elfi partenopei avrebbero avuto la peggio.

A nulla sono valse le statistiche che continuano a darci ragione in casa…io il 2 dicembre schiererei come falso nueve un totem composto da Insigne, Mertens e Giaccherini l’uno sull’altro.

Pensaci, mister.