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Passione Insanapoli 42. Cosa ci ha portato la Befana.

L’anno nuovo inizia con una piccola considerazione: se Hamsik si è sbloccato a Natale e Callejon all’Epifania, mica dovremo aspettare Pasqua per vedere segnare di nuovo Mertens?

Per il resto, il contenuto della calza della Befana risulta essere sempre lo stesso:

  • la consueta conferma da parte di De Laurentiis che più di un (cine)panettone ai tifosi partenopei non regalerà manco quest’anno. Piuttosto manda in campo Goulham su una gamba sola modello fenicottero;
  • i cori beceri dei tifosi dell’Hellas Verona che stavolta hanno preso di mira addirittura San Gennaro: capisco che Napoli non abbia una zoccola come Giulietta che possa fare da capro espiatorio, però, dai, uno sforzo in più potevano farlo perfino loro;
  • lo sdegno – sacrosanto, per carità – della tifoseria juventina per gli ululati all’indirizzo di Matuidi da parte dei supporter del Cagliari. E qui c’è da chiedersi se ad indignarsi in modo così veemente siano stati gli stessi che invocano ogni domenica l’eruzione del Vesuvio con contestuale epidemia di colera caso mai qualcuno sfuggisse alla lava;
  • le illuminanti dichiarazioni di un oscuro politico leghista – il cui nome volutamente non riporto – che, riferendosi alla partita Napoli – Atalanta, l’ha definita la “trasferta all’estero dei valorosi bergamaschi“.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: c’est l’Italie in tutta la sua pochezza, piccolezza, meschinità, razzismo.

L’auspicio per l’anno nuovo, a questo punto, non può che essere quello di prendere esempio da un senegalese, un certo Kalidou Koulibaly, che a proposito della discriminazione territoriale ha detto “i cori contro i napoletani mi fanno male come quelli contro la gente di colore“.

Tra parentesi, quel senegalese è stato anche l’autore del primo gol agli scaligeri: chiamatela nemesi, contrappasso o, magari, karma. A meno che non vogliate addirittura vederci la mano di quel San Gennaro così inopportunamente chiamato in causa.

Insomma, consiglio a tutti di approfittare della sosta per prendersi una bella pausa di riflessione ed evitare che ogni maledetta domenica  del girone di ritorno invece di parlare di calcio si discuta di temi che nel 2018 dovrebbero essere definitivamente sdoganati.

Dall’Africa per oggi è tutto. Passo e chiudo.

Passione Insanapoli 17. Dopo Napoli – Atalanta

 

Quattordici risultati utili consecutivi ed eravamo il Barcellona formato mignon.

Una sconfitta con l’Atalanta e tutti i a celebrare il requiem del Napoli.

“Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro,

poté Caldara colpire anche col doppio tiro.

Così percosso, attonito

il tifoso al nunzio sta,

muto pensando all’ultimo gol del Mertens fatale,

né sa quando un altro tiro del piè mortale

la porta avversaria a profanar verrà.

Lui che del Pibe de Oro

vide il gran genio e tacque,

quando, negli anni d’oro,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci contro

mista la sua non ha.

Dalle Alpi ai Pirenei,

da Bergamo a Crotone,

non basta una vittoria

a far di te un campione.

Ma bastan due sconfitte,

neanche così nette,

perché si levi un coro

pronto a ridurti a fette”.

Guardate che oggi non è il 5 maggio (data che, peraltro, ci ha anche portato bene in passato). Abbiamo solo perso una partita in campionato dopo che per una settimana i giocatori sono stati perseguitati dal mantra infernale del “ciclo di ferro” e flagellati dalle critiche ingenerose di De Laurentiis.

Sette giorni fa Sarri era il Dio del Calcio e oggi viene considerato degno di allenare la squadra dell’oratorio sotto casa.

Sette giorni fa il Napoli era era “l’orgoglio del calcio italiano” ed “esprimeva il miglior gioco” e oggi è composto da undici scartine che non sarebbero titolari manco nella Sangiovannese.

Ma fatemi il piacere, direbbe Totò.

Il Napoli non è ancora morto. Semplicemente dormiva.

Speriamo solo che si svegli entro dopodomani.