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Passione Insanapoli 48. ‘O muorto che parla.

Capitolo 48: e mai numero fu più azzeccato.
‘O muorto che parla.

Perfetto per Mertens che ormai è un cadavere che vaga senza meta per il campo, per Jorginho che è l’ombra di quello che fu, per Allan che fa bene a pregare con tanto trasporto prima di ogni match anche se temo serva a poco.

Se non è ancora morto, infatti, il Napoli è sicuramente moribondo, in coma farmacologico, in stato vegetativo da ormai svariate giornate.
In compenso la tifoseria sta perdendo la brocca e se per metà assiste attonita e muta alla debacle (peraltro prevedibile), per l’altra metà insulta selvaggiamente e inopportunamente De Laurentiis.

Ora, che il patron abbia come al solito la colpa di non aver investito nel mercato di gennaio, nonostante l’affaire Higuain (nel senso di Nicholas) di due anni fa, è fuori dubbio.

Ma del resto, come ebbe a dire un giorno Careca a mia madre – ebbene si, mia madre ha discettato di calcio con Careca durante una sessione dal parrucchiere tra una piastra e due meches, ma questa è un’altra storia – De Laurentiis vuole arrivare secondo.

Ossia vuole garantirsi gli introiti e il lustro derivanti dall’accesso diretto in Champions League, senza la pressione di dover vincere a tutti i costi.
In pratica, gli onori al netto degli oneri.
Per la serie quello che conta è partecipare.

Peccato che, nonostante il giro di miliardi, il gossip, le wags e i tatuaggi che ruotano intorno (e addosso) ai giocatori, il calcio sia pur sempre uno sport e, come tale, implichi una buona dose di competizione e furore agonistico.
Ecco perché il bel gioco non ci basta né soddisfa più, se poi alla fine non si vince mai niente.

Ad ammazzarci, soprattutto, è la fine della Grande Illusione: quella che ci ha visto per ben due volte Campioni di Inverno vanificare tutti gli sforzi fatti in un girone d’andata e mezzo.

Perchè che la Juventus fosse complessivamente più forte, con 24 giocatori di pari livello, si sapeva fin dall’inizio.
Quello che invece non si poteva prevedere, ed ha alimentato il sogno con sempre maggiore convinzione, sono state le prestazioni sontuose del Napoli, il gioco fluido e fantasioso, l’apparente indistruttibilità per carattere e forma fisica che ci ha indotto a credere in una superiorità degli azzurri rispetto agli zebrati.

E qui casca l’asino (in senso metaforico e letterale). Perché gli 11 titolari (più un paio di ricambi all’altezza) sono stati spremuti come limoni fino all’inevitabile debito di ossigeno.
Semplicemente, non ce la fanno più.

Forse Sarri avrebbe potuto fare qualche cambio in più e magari non sempre al 70° ma all’inizio del secondo tempo.
Forse in un campionato non condizionato dagli arbitri anche la Juventus avrebbe perso o pareggiato qualche partita (per esempio con il Cagliari, con la Fiorentina o, perché no, con il Benevento) e oggi le due squadre, appaiate, si giocherebbero lo scudetto a Torino.
Forse.
Quello che è sicuro è che, con qualche piccolo rinforzo a gennaio, oggi Mertens e Koulibaly potrebbero prendersi un giorno di ferie senza eccessivi sensi di colpa e non fischieremmo Insigne perché da lui ci aspettiamo di più e quindi non gli perdoniamo niente.

Ma la storia non si fa con i forse e, quindi, tant’è.
Anche quest’anno gli ospiti del cimitero di Poggioreale non si saranno persi niente.
Noi vivi invece si: una buona dose di ottimismo, due coronarie e la poca serotonina ancora in circolo.

Perché, mai come quest’anno, noi ci credevamo.

Allora al Presidente non va augurata la morte, per carità, come ha fatto una parte della tifoseria ieri, ma di vivere una grande delusione, quello si, per capire almeno un po’ come ci sentiamo oggi: per esempio, che “Natale in Kazakistan” incassi du spicci e Neri Parenti rescinda il contratto.

Soprattutto, a questo punto, non ci resta che sperare che la Smorfia si sbagli, anche se, comunque la si giri, la cabala non mente mai e, infatti, sta finendo tutto a carte quarantotto.

Passione Insanapoli 33. L’ultima cena?

Cominciamo subito col dire che l’auspicio del 18 maggio (per il quale si veda http://openspace.name/2017/05/18/passione-insanapoli-32/) di trascorrere un’estate tranquilla, senza colpi di testa e di mercato, è già stato clamorosamente disatteso.

Neanche il tempo di illuderci che l’unico problema da qui al 31 agosto sarebbe stata la prova costume, accantonando tutte le ansie da calciomercato con i rinnovi di Mertens e Insigne, che De Laurentiis ha provocato un incidente diplomatico, pare insanabile, con Reina.

Ora, io non so come siano andate esattamente le cose, ma pare che il Presidente si sia complimentato con tutti i giocatori e, con riserva, con l’Ommità, cui avrebbe imputato alcune distrazioni dentro e fuori dal campo.

La “simpatica” tirata d’orecchie – che possiamo immaginare esilarante come le battute di Salvini sugli immigrati – ha scatenato la furia di Yolanda, fumantina consorte di Pepe, e la reazione sdegnata di entrambi i coniugi sui social network.

Morale della favola: mentre prima cercavamo il secondo di Reina, adesso rischiamo direttamente di perdere il portiere titolare. Oltre che il sindacalista della squadra. E quello che più di tutti “fa spogliatoio” qualunque cosa ciò significhi. E il testimonial di Intimissimi nel pre-partita (il che, più di ogni altra considerazione, getterà nello sconforto i tre quarti della popolazione femminile partenopea).

Io spero che davvero De Laurentiis rinsavisca e faccia pubblica ammenda, nonostante sia consapevole che è più facile che Trump accolga una delegazione di messicani alla Casa Bianca e che Kim Jong Un vinca il Premio Nobel per la Pace.

Ma finchè non si riferirà a Pepe come al “Signor Reina” – preludio a tutti gli ultimi, dolorosissimi, addii – la speranza di una riconciliazione non morirà.

Il problema è che si preannuncia la solita, inevitabile, estate di passione all’insegna del “resta o non resta”? “Torna in Germania, dove pare sia già molto richiesto”? “E, se tornasse in Germania, la squadra si spaccherebbe nuovamente”? “Albiol e Koulibaly, privi del puparo che muoveva i fili della difesa, cederanno agli assalti di Conte & co?” “Sarri prenderà le sue difese inasprendo ancora di più il rapporto con il patron”?

Insomma, il consueto tourbillon di previsioni nefaste, pareri non richiesti, opinioni non qualificate, scommesse clandestine, spoiler infondati, speculazioni varie e psicosi collettiva imperante.

Allo scoccare del 1 giugno, tre cose sono sicure per me: gli stupri di gruppo operati dalle zanzare milanesi, l’attesa spasmodica e fantozziana delle ferie d’agosto e le tarantelle del calciomercato del Napoli.

Stavo addirittura pensando di disdire la prenotazione in Madagascar e restare qui a presidiare la situazione e a soffrire, per evitare di essere raggiunta sul più bello da una ferale notizia che vanifichi in un nanosecondo gli effetti benefici del paradiso malgascio.

Poi ho pensato che qui mancheranno i lemuri ma non certo macachi e scimpanzé, per cui tutto sommato meglio affogare l’eventuale dispiacere nelle acque cristalline dell’Oceano Indiano piuttosto che in quelle del litorale domizio.

Dopotutto, come diceva Marilyn, se proprio si deve piangere, meglio farlo in una limousine, no?

Passione Insanapoli 16. Con Sarri e con Ranieri

 

Settimana all’insegna del fair play.

Ranieri esonerato dopo aver fatto vincere la Premier League al Leicester ed essere stato nominato allenatore dell’anno dalla FIFA. Per dare un’idea dell’assurdità della cosa, basti pensare che ha ricevuto un tweet di solidarietà perfino da Mourinho.

Allegri che manda elegantemente a quel paese Bonucci il quale altrettanto elegantemente gli risponde, con la notizia che rimbalza sui media di tutto il mondo in seconda posizione rispetto al finto attentato svedese paventato da Trump e subito prima della scissione del PD.

De Laurentiis che farnetica in mondovisione di tattica di gioco (quando l’unico gioco di cui può al limite discettare è quello delle coppie dei suoi cinepanettoni) e si permette di criticare Sarri e le sue scelte tecniche. Praticamente come se io facessi le pulci a Draghi.

Pace e serenità per tutti, insomma.

Intanto, nonostante la disastrosa prestazione con il Real Madrid le quotazioni di Koulibaly salgono. Contro qualsiasi legge del mercato del lavoro ma in perfetta coerenza con l’immeritocrazia imperante.

Salgono anche le clausole rescissorie di Goulham e Hysaj e il preteso aumento di stipendio di Insigne.

Sale il prezzo da pagare per portare via Milik, non si sa bene se ancora con il tutore oppure no, mentre si moltiplicano addirittura le clausole rescissorie di Mertens in base al posizionamento sullo scacchiere geopolitico (Cina vs Resto del Mondo).

E allora, in un mondo dove tutto sembra avere un prezzo (alto per giunta), io sono e sarò sempre con Sarri. A prescindere, come diceva Totò.

Per le sue tute, i suoi occhialoni demodè, le sue stecche di sigarette, i suoi modi bruschi, il suo essere politicamente scorretto e per quella prima, ma spero sempre valida affermazione, che me lo fece istantaneamente amare: “mi pagano per fare una cosa che avrei fatto la sera, dopo il lavoro e gratis”.

Chapeau, Mister. Con te forever.

E con Ranieri, pure.