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Passione Insanapoli 26. La solitudine del povero Gonzalo.

Aspettando Napoli – Juventus, il dramma del povero Gonzalo.

In genere la settimana che precede Napoli – Juventus ha tutto un altro mood. Ma stavolta sono stata bravissima nel fare astrazione mentale nonostante ci fosse abbondanza di materiale per il gossip più spinto.

Prima di tutto il ritorno di Higuain, che ha assunto contorni molto meno cruenti di quelli immaginati a luglio. Poi lo schiaffo morale inflitto ad Allegri dalla Panchina d’Oro a Sarri. Ancora, l’inchiesta sui presunti legami tra Andrea Agnelli e gli ultrà legati alla ‘ndrangheta.

Insomma, avrei potuto sparare liberamente sulla Croce Rossa e trarne pure una certa soddisfazione.

Invece niente. Ho semplicemente rimosso il pensiero delle ben due partite che ci attendono e dormito bene comunque.

Fino a stamattina. Quando la radio mi ha scaraventato violentemente sulla terra citando, tra le notizie del giorno, il match di domenica sera. Addirittura, l’annuncio del ritorno di Higuain a Napoli da avversario si è meritato un posto d’onore tra le dichiarazioni di Carminati al processo su Mafia Capitale e le ritorsioni di Trump contro l’Europa per l’onta subita dai bistecconi made in USA.

Intanto mi è andato di traverso il caffè. E questo, ne sono sicura, già pregiudica il mio umore di oggi nonostante sia venerdì.

Poi mi ha indotto a riflettere sulla circostanza che sia stata io a sottovalutare colpevolmente la portata dell’evento. Dopotutto, potrei aver peccato di superficialità e pressapochismo nell’essermi concentrata sulla barbarie di Alatri, sulle dichiarazioni di Poletti e sull’annunciata riapertura delle miniere di carbone da parte di Trump, quando la vera, unica, sola notizia degna di questo nome era il ritorno di Higuain a Napoli da avversario.

E non solo, aggiungerei. Perché il giornale radio della RAI ha anche precisato che Dybala non è in condizione e Mandzukic è ko. Quindi il povero cucciolo potrebbe dover affrontare il Napoli da solo.

Ma ci rendiamo conto? Abbiamo sguazzato per giorni nel fango di efferati delitti, dichiarazioni vergognose, provvedimenti che gridano vendetta mentre a Torino si consumava questa tragedia. Il povero Gonzalo Gerardo lasciato solo ad affrontare la folla inferocita di un’arena che brama solo il suo sangue.

Io a questo punto chiedo pubblicamente a Mentana di dedicare una delle sue maratone al tema. E invito tutti a passarsi una mano sulla coscienza e aderire al flash mob “Adotta un Gonzalo anche tu” per farlo sentire di nuovo a casa. Chiedo, inoltre, a Insigne e Mertens di fargli qualche assist dei loro in memoria dei “bei tempi che furono” e ad Albiol di accantonare i vecchi rancori e, serenamente, “scansarsi”. Gli esempi in Serie A non mancano, caso mai volesse prendere ispirazione.

Lo stesso appello “Regala un rigore alla Juventus” che ha ironicamente occupato il web nelle ultime settimane assume tutto un altro sapore e diventa, a questo punto, un atto dovuto. Ma in questo caso direi che conta poco il numero di firmatari perché, per fortuna, la classe arbitrale è assolutamente integra e intransigente e difficilmente si fa condizionare dalla volontà popolare.

Quindi, bando alle ciance, dimentichiamo la visita del Papa e le celebrazioni dei Trattati di Roma, perché questo week end succede qualcosa di molto più rilevante. Qualcosa che può rendere tutti noi protagonisti della Storia. Qualcosa che finalmente potrebbe rendere l’Italia un Paese unito, coeso nel raggiungimento dell’obiettivo comune: stringiamoci forte intorno a Gonzalo.

Ma molto, forte, eh.

Passione Insanapoli 23. Dopo Napoli – Crotone

…ma soprattutto dopo Napoli – Real, nonché dopo Rubentus – Napoli (praticamente prendi tre paghi uno) è evidente che di alcuni incubi e fantasmi non ci libereremo mai:

 

  1. l’incubo Sergio Ramos mi perseguiterà in eterno: ieri l’ho visto addirittura reincarnarsi in Falcinelli, oggi in un mio collega che ha tentato il colpo di testa con il foglio accartocciato verso il cestino (mancandolo, lui).
  2. Con i 50 milioni spesi per Pavoletti e Maksimovic rifacevamo lo stadio e ci avanzava pure un po’ di cresta (questa si chiama la persecuzione del bidone che da Prunier e Calderon in poi ci tormenterà per sempre).
  3. Sarri ha un cane  problematico. Si chiamasse Manolo? Speriamo che almeno con lui la terapia funzioni.
  4. Sembra che Mertens sia in crisi con la moglie e lei sia tornata in Belgio. Basta che non si scambino poi le residenze come hanno fatto Cavani e Soledad (dando il via all’inizio della fine).
  5. E’ sconcertante il dietrofront di Sconcerti: dopo aver difeso a spada tratta l’indifendibile pare che oggi abbia dichiarato che “si, in effetti  il Napoli aveva ragione” a sentirsi defraudato per l’ennesima volta dopo il match con la Rubentus.
  6. De Laurentiis straparla come al solito: invece di commentare lo scandaloso arbitraggio della Coppa Italia se la prende con i giornali del Nord accusandoli di odiare il Napoli e Napoli. Il sindaco De Magistris prima nega gli spazi a Salvini per il comizio e poi fomenta facinorosi e black block ad accoglierlo armati non di panzarotti ma di lacrimogeni. Sarebbe auspicabile che i prossimi alla guida della città e della squadra non abbiano il “De” nel cognome, per la palese ostilità manifestata verso la sottile arte della diplomazia.

Insomma corsi e ricorsi storici, o meglio, incubi che si ripropongono con tragica ciclicità.

 

Passione Insanapoli 20. La solita rapina senza passamontagna.

Che dire?

Che in questo caso non possiamo neanche comprarci un arsenale come Francesco Facchinetti.

Che chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole è il primo nemico.

Che le collusioni e le connivenze sono tali e tante da rendere inutile qualunque strategia difensiva.

Che la RAI ha scandalosamente abdicato al suo ruolo di servizio pubblico.

Che i media in generale mostrano un asservimento e una sudditanza che manco in Corea del Nord.

Che loro non hanno né l’onestà intellettuale di riconoscere l’ennesimo ladrocinio, né la dignità di pretendere di vincere in  modo pulito.

Che il problema, evidentemente, non è Valeri, come non lo era Mazzoleni, ma tutta la classe arbitrale, indistintamente.

Che davvero al ritorno dovrebbe scendere in campo la Primavera, anche se dubito che coglierebbero il messaggio.

Che ringrazio le tifoserie avversarie per la solidarietà manifestata; quella dell’Inter, in particolare, memore dello scippo subito nel 1998.

Che la tentazione di non vedere più le partite è davvero forte e chissà che prima o poi non finisca per cederle.

Che Marotta e Agnelli che si abbracciano sugli spalti prima ancora che il rigore sia calciato sono davvero uno spettacolo patetico.

Che sarebbe opportuna una class action di tutte le squadre contro chi ha trasformato il campionato in una farsa.

Che questo non è calcio, non è sport, non è gioco, non è divertimento, ma purtroppo è lo squallido specchio di questo Paese.

Che…non ci sono più parole, davvero.

Passione Insanapoli 19. Prima di Juventus- Napoli

Aspettando, per l’ennesima volta, Juventus – Napoli, non ci resta che rivolgere un accorato appello alla Dea Bendata.

Non bastavano due partite all’anno. No, siamo condannati a incontrarli (e a intossicarci) ripetutamente.

Che poi, nonostante si dica che a Napoli diventino tutti dei BIG MATCH con annesse scene di isteria collettiva mentre a Torino ostenterebbero un’aria di asburgica superiorità, posso garantire che sono loro a parlarne in continuazione. Con modalità, per giunta, talmente contrarie a qualunque forma di scaramanzia da risultare imbarazzanti.

Io, purtroppo, sono circondata dal nemico, che mi impedisce con ogni mezzo di far finta che oggi sia un giorno qualunque.

La giornata è iniziata con il malriuscito tentativo di imbacuccarmi fino all’inverosimile per dribblare il vicino di casa che già all’indomani della partita con il Real Madrid mi fermò per manifestarmi il suo cordoglio perché “avrebbe tanto voluto una finale Juventus – Napoli”. Praticamente noi siamo spacciati in partenza e loro già a Cardiff. Uno appena appena superstizioso si gratterebbe a sangue a questo punto. Ma loro no. Sono più forti degli avversari, più potenti della terna arbitrale, più efficaci della jella.

Quando già pensavo di averla scampata, ricevo la visita in ufficio di un collega che, con un sorriso da un orecchio all’altro, fra l’altro del tutto inopportuno trattandosi di un raro caso di persona cui l’espressione seria dona più di quella sorridente, mi annuncia che “oggi è una giornata speciale…ma tanto non c’è gara, no?”.

Ecco. Non dico noi tifosi napoletani, che siamo abituati a non essere considerati degni avversari da loro, ma almeno la Dea Bendata non si sente punta nel vivo dal questo totale disprezzo? Un rigurgito di orgoglio femminile, che diamine! Questi ledono costantemente la sua dignità, la gratificano della più totale indifferenza, si fanno continuamente beffe di lei e…niente! Mai una reazione, una punizione esemplare, divina, che castighi una volta per tutte questa insopportabile prosopopea.

Che poi, cara Dea Bendata, potresti dare pure libero sfogo alla fantasia, attingendo al paniere dei pali, delle traverse, dei rigori contro, delle espulsioni, dell’attacco improvviso di diarrea, della pallonata in faccia all’allenatore.

Però, caso mai dovessi ascoltare questo appello, mi raccomando di non sbagliarti ancora una volta: sono quelli vestiti a strisce bianche e nere.

Ti lascio una foto, tanto per andare sul sicuro: