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Cristo si è fermato a Castellammare di Stabia, causa guasto della Circumvesuviana.


Cristo si è fermato a Castellammare di Stabia, causa guasto della Circumvesuviana.

Il 7 dicembre è stato un giorno surreale, se surreali possono essere definite le storie di ordinaria odissea che vedono protagonisti i fruitori della linea Circumvesuviana Napoli – Sorrento e ritorno.

Planata all’alba in terra natia, alle 12.45, con circa venti minuti di ritardo sull’orario stimato e più volte annunciato, sono salita a bordo del convoglio della Circumvesuviana diretto a Pompei Scavi – Sorrento e avrei dovuto subito intuire che qualcosa sarebbe andato storto osservando l’espressione arcigna delle due suore assise sui sedili di fronte a me.

Nell’intento di non cedere al diktat scaramantico del mai-viaggiare-in-compagnia-delle-cape-di-pezza, che avrebbe indotto non pochi napoletani a scendere e attendere il treno successivo, ho osservato il milanese seduto accanto a me che, con discrezione tutta settentrionale, comunicava in stereofonia all’interlocutore al cellulare e a tutti gli astanti l’idea geniale partorita per il ponte dell’Immacolata, ossia di fare una sorpresa all’ex moglie residente a Sant’Agnello.

Dopo aver ascoltato inerme l’annuncio del passaggio della “controlleria” e l’accorata difesa, da parte di un calabrese, della sua terra priva di “centri di ricezione“, che mi ha indotto a domandarmi se in Calabria manchi la copertura di qualunque operatore telefonico o, semplicemente, ci sia penuria di alberghi, mi accingevo fiduciosa ad affrontare il lungo week end con le suore, il milanese, il calabrese e giusto quelle altre ottomilacinquecentosettanta persone stipate nei vagoni del convoglio.

Arrivati a Torre Annunziata, si consuma il primo atto della tragedia. Viene infatti annunciata una sosta per esigenze di servizio dalla durata e dalle cause non meglio specificate.

Complici i 25 gradi e il sole allo zenit, nel giro di tre minuti il treno si trasforma in una fornace. L’espressione delle suore passa dall’arcigno al cagnesco. Le avrei ritrovate circa due ore dopo nel centro di accoglienza allestito per l’occasione nella piazza di Castellammare nell’atto di farsi largo, con encomiabile spirito di carità, tra alcuni anziani malridotti per accaparrarsi gli unici due posti disponibili sulle panchine dei giardinetti. Il calabrese temo ci abbia lasciato le penne, perché quella è stata l’ultima volta che l’ho visto. Il milanese si premura di avvisare immediatamente gli amici dell’imprevisto continuando a ripetere come un mantra “lo sapevo che non sarei dovuto scendere. Per la legge di Murphy avrei dovuto immaginare che non sarebbe stata una buona idea”.

Ora. Se lo sapevi, ed era giusto che lo sapessi perché, da che mondo è mondo, si sa che le sorprese difficilmente riescono col buco, soprattutto alle ex mogli che hanno scelto di rifugiarsi a 900 km di distanza dagli ex mariti, mi spieghi per quale arcano motivo hai deciso comunque di imbarcarti in questa impresa epica che, ne sono certa, sta portando jella a tutti noi?

Dopo un’attesa di circa venti minuti, alcuni decessi e una mini rissa, viene annunciato che il treno proseguirà la corsa fino a Castellammare di Stabia. Dopodichè, sottintendeva l’annuncio, arrangiatevi.

Il panico si impadronisce di tutti: il milanese, evidentemente convinto di trovarsi ad Aosta, comincia a farneticare di navette sostitutive (!), i pendolari a rumoreggiare e ad aggredire fisicamente il personale di bordo, quelli che avevano votato no al referendum escono allo scoperto prendendosela con il Governo, dimentichi del fatto che il Governo fosse caduto appena il giorno prima, i turisti stranieri si guardano intorno attoniti chiedendo lumi nei rispettivi idiomi e ricevendo in cambio improperi in dialetto partenopeo stretto, le ricostruzioni, più o meno di fantasia, su quanto accaduto iniziano a serpeggiare tra tutti colorandosi ogni volta di nuovi dettagli: si è suicidato qualcuno, hanno rubato i binari, c’è una manifestazione di cassintegrati, i macchinisti hanno deciso di scioperare (a corsa in atto, sarebbe stato geniale).

Arrivati a Castellammare di Stabia, si consuma il secondo atto della tragedia. Dopo essere defluiti, rischiando più volte la vita, dalla stazione nella piazza antistante, scopriamo nell’ordine che:

  • l’EAV S.r.l., ossia la società interamente partecipata dalla Regione Campania che esercita il servizio ferroviario e funiviario regionale, era al corrente dell’interruzione della linea già dalle 11.00 della mattina, per cui avrebbe dovuto avvertire i passeggeri in partenza dalla stazione di Piazza Garibaldi che il servizio sarebbe stato effettuato fino a Castellammare di Stabia ma si era ben guardata dal farlo;
  • nessun servizio sostitutivo era stato organizzato;
  • la causa del disguido andava ravvisata nell’imperitura tendenza alla piromania dei miei conterranei che, nell’atto di addobbare un albero di Natale, avevano provocato un incendio propagatosi poi rapidamente su tutti i binari. Perchè si intendesse allestire detta decorazione natalizia nei pressi di una ferrovia resta per me un mistero;
  • a Castellammare non esistono taxi.

Dopo un’ora di estenuante attesa nel piazzale della stazione, senza un albero sotto il quale ripararsi dal sole a picco, con l’unica panchina occupata dalle due suore, vediamo comparire un taxi all’orizzonte. E lì, più della civiltà poté la stanchezza. Più del garbo poté il digiuno. Un’orda barbarica si dirige famelica verso il taxi, estrae il conducente dall’abitacolo prendendolo per il bavero, gli estorce il numero di altri colleghi, lo costringe a caricarsi almeno dieci passeggeri e a partire in direzione Sorrento.

Dopo una breve deviazione con sosta a Gragnano per far scendere lo zio del conducente (si, succede anche questo, al Sud) alle quattro del pomeriggio sbarchiamo finalmente a Piazza Lauro e ci infiliamo nel primo bar aperto accolti da un premuroso cameriere con un “anche voi avete avuto problemi con i treni della Circumvesuviana soppressati?”.

E lì ho pensato che dopotutto il refuso calzava a pennello perché anche io, dopo un calvario di ore, vedevo soppressate ovunque e per carità, in Calabria possono pure mancare tutti i centri di ricezione del mondo, ma vuoi mettere una bella salsiccia?