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Passione Insanapoli 7. Dopo Napoli – Dinamo Kiev.

Due sole parole per descriverla: La Noia.

Stavolta altro che Xanax, sarebbe stato utile un eccitante per rimanere svegli.

Praticamente l’unico colpo di scena è stato l’inciampo in area di Insigne, che sembrava avesse perso una pantofola un minuto prima di tuffarsi sul letto.

L’umore e la palpebra calavano sincronicamente con il trascorrere dei minuti.

L’intervallo tra un tempo e l’altro è stata l’unica botta di vita.

Per il resto, le voci dei telecronisti giungevano ovattate e dal rassegnato torpore in cui mi trovavo ho cominciato a fare calcoli sulla qualificazione in caso di pareggio a partire dal 15° minuto del primo tempo: se il buongiorno si vede dal mattino, eravamo già ampiamente oltre per sperare in un cambio di rotta.

Sempre per la serie “seccia mascherata” di cui si veda http://openspace.name/2016/11/22/passione-insanapoli-5-piccola-digressione-napoli-inter/ sospetto che il risultato sia stato condizionato in parte dalle previsioni funeste di Sacchi nello studio di Mediaset Premium.

La spacciava per una sensazione, ma pareva un anatema.

Il tutto condito da un’espressione di una gravità tale che manco stesse discettando dell’avanzata dell’Isis.

Comunque, inutile trovare alibi: la colpa è solo nostra.

Ma se errare è umano, eviterei di perseverare. Per esempio, comprando Pavoletti per fare compagnia a Tonelli e Rog nel reparto infortunati & inutilizzati.

Un merito, comunque, ce l’ha questa partita: ho dormito come non mi succedeva da tempo e oggi sono pronta ad affrontare la benevola condiscendenza degli juventini a pranzo.

Oddio, il pranzo. Lo sapevo che il tacchino mi sarebbe andato di traverso.

Buon Giorno del Ringraziamento…agli altri.

Passione Insanapoli 5. Piccola digressione su Napoli – Inter.

Si, lo so che sarebbe la vigilia di Napoli – Dinamo Kiev, ma il mio capo interista ha voluto commentare le partite del week end. Il problema è che ha voluto anche condividere con me la preoccupazione per Napoli – Inter del 2 dicembre prossimo alla luce “della netta inferiorità del loro organico rispetto al nostro“.

Ora. Questa a casa mia si chiama seccia mascherata. Trattasi, cioè, dell’anatema che si cela dietro l’untuoso e falso tentativo di blandire l’avversario.

Inutile dire che, mentre mi contorcevo sulla sedia nello sforzo di toccare con l’indice e il mignolo il ferro del sostegno alla (sua) scrivania di cristallo, immaginavo scenari apocalittici di lillipuziani schiantarsi a velocità supersonica contro watussi inamovibili. Di puffi neutralizzati mediante gomitate da rugbysti prestati al calcio.

Perchè, lo confesso, a me l’Inter ha sempre fatto paura per la mole fisica dei suoi giocatori. Dai tempi di Eto’o, Ibrahimovich, Maicon, ho sempre temuto scontri fisici in cui gli elfi partenopei avrebbero avuto la peggio.

A nulla sono valse le statistiche che continuano a darci ragione in casa…io il 2 dicembre schiererei come falso nueve un totem composto da Insigne, Mertens e Giaccherini l’uno sull’altro.

Pensaci, mister.

Passione Insanapoli 4. Prima di Napoli – Dinamo Kiev.

E’ un lunedì post vittoria a Udine (e, dopo nove anni, non incontrare Di Natale già valeva da solo la trasferta) e pre partita Napoli – Dinamo Kiev.

Praticamente manco il tempo di gioire, anche un po’ meschinamente diciamolo, della sconfitta della Roma a Bergamo e del pareggio delle milanesi che già sale l’ansia per mercoledì.

Che poi, vorrei sottolinearlo, mercoledì precede il quarto giovedì del mese di novembre, e io spero che ‘sto tacchino non mi vada di traverso. Insomma, vorrei degnamente celebrare il mio personalissimo Giorno del Ringraziamento. Chi sarà ringraziato, lo scopriremo solo vivendo.

Ora, se consideriamo che l’infame non è stato convocato per la partita contro il Siviglia a causa di un trauma muscolare che, d’accordo, non è esattamente la lesione del crociato ma la vicenda Milik ci ha insegnato a non sputare in cielo che in faccia ci torna, per cui gli auguriamo una pronta guarigione e giusto due passate di Voltaren pomata.

Se consideriamo che gli ucraini passeranno dai – 20 gradi di Kiev ai + 23 di Napoli e, in genere, gli sbalzi termici creano quanto meno un mal di gola, un raffreddore, due linee di febbre, salvo ad Insigne che si è imbizzarrito come un cavallo dopato.

Se consideriamo che Albiol dovrebbe finalmente rientrare e qualcun altro finalmente uscire.

Se consideriamo, infine, che presumibilmente non vedremo Schevchenko gufare dagli spalti come all’andata, le premesse perché vada in un certo modo dovrebbero esserci tutte.

Dovrebbero, appunto. Nel frattempo un bello Xanax per reggere il condizionale fino a dopodomani non me lo leva nessuno.

 

Passione Insanapoli 2. Venerdì aspettando Udinese – Napoli.

Venerdì.

Intanto ho superato la notte nonostante le dichiarazioni del procuratore di Hysaj e questa già mi sembra una buona notizia.

Che poi, uno dice Raiola, ma la verità è che i procuratori di alcuni giocatori del Napoli sono quanto di peggio.

I loro assistiti approdano come dei miracolati all’ombra del Vesuvio, dopo un’adolescenza trascorsa su oscuri campetti ghanesi o ucraini, trovano un allenatore che, grazie al proprio gioco, riuscirebbe a far sembrare Iniesta pure me e, dopo un’unica (!!!) stagione ad alti livelli, cominciano a urlare ai quattro venti di essere pronti per il Real Madrid.

In genere festeggiano i diciotto anni alla dodicesima di campionato. Roba che manco il Silvio dei tempi d’oro aveva tante minorenni al bunga-bunga.

Hanno più tatuaggi che peli ma “si sentono pronti per il Real Madrid”.

Meno male che c’è Hamsik che continua a giurare imperituro amore e Reina che si fa fotografare in mutande nel prepartita, sennò il morale sprofonderebbe sotto i tacchetti e manco il consueto tiro alle stelle di Allan riuscirebbe a risollevarlo.

Passione Insanapoli 1. Giovedì aspettando Udinese – Napoli

Siamo a giovedì.

Di già? Si chiederà lo stakanovista.

Soltanto? Si domanderanno i più. Anche un po’ fantozzianamente, diciamolo.

A me viene di esclamare “Oddio, è giovedì”.

Oddio, perché dopodomani è sabato.

Oddio, perché questa settimana il Napoli gioca di sabato.

Oddio perché, dopo la rigenerante sosta della nazionale, sabato ricomincio a soffrire. Anche a galvanizzarmi, sia chiaro, nell’attesa. Ma soprattutto a soffrire. In un’altalena di emozioni che proprio bene non mi fa.

L’adrenalina comincia a salire dopo pranzo, al terzo caffè della giornata, per poi precipitare drasticamente verso le cinque al trapelare delle prime indiscrezioni sulla formazione e il profilarsi dell’ennesima debacle di Gabbiadini.

Se poi penso che per sei anni abbiamo avuto il capocannoniere del campionato comincio a sudare già da adesso.

Si, vabbè, non abbiamo praticamente vinto niente nonostante i 36 gol dell’infame ma vuoi mettere la soddisfazione di portare a casa goleade ad ogni partita?

Se poi penso al ratto (consenziente) dell’infame e alle visite mediche di notte a Madrid, alla soddisfazione dell’orbo e alle (mie) lacrime di quest’estate, un brivido mi corre lungo la schiena.

Se poi penso al colpo di fulmine per Milik, grazie alle tre doppiette e alla somiglianza con Matthew McConaughey, e alla doccia gelata dell’infortunio immediatamente dopo, mi dovrei solo attaccare alla bottiglia.

Se poi penso agli errori di Goulham e di Reina e alle intemperanze, in campo e dal barbiere, di Insigne, altro che alcool, dovrei andare direttamente di Prozac.

Aiuto, è giovedì. Qualcuno mi dia uno Xanax che sennò a sabato non ci arrivo.