Chi sono

Sono una malata del Napoli (e anche di Napoli, ma questa è un’altra storia), costretta ad abusare di ansiolitici per far fronte allo stress psico-fisico causatomi dalla mia squadra del cuore. Mi sono fatta promotrice di un’iniziativa volta a riconoscere lo stress Napoli correlato come malattia sociale invalidante che dia diritto a un’indennità al pari di qualsiasi altra.

Dopotutto, i miei lunedì sono pesantemente condizionati dall’esito della partita della domenica. I martedì dai commenti e dallo scambio di opinioni con i sostenitori delle altre squadre. I mercoledì, recuperata un po’ di lucidità, dall’analisi oggettiva della prestazione con i supporter del Napoli. I giovedì dall’ansia per la partita prossima a venire. I venerdì dall’acuirsi delle oscillazioni bipolari tra adrenalina e depressione alle prime avvisaglie di formazione e calcolo degli infortuni. I sabati dalle previsioni e profezie, in genere nefaste, di amici e commentatori. Le domeniche le passo, alternativamente, rotolandomi nella polvere o salendo sull’altar, a seconda del risultato.

E’ facile intuire come il mio rendimento lavorativo risenta di tutta questa instabilità e altalenanza psicologica. Rispetto alla cefalea muscolo tensiva e al mal di schiena cronico, il guaio è che il medico di base non ti impartisce neanche di rimanere a casa. L’INPS, manco a dirlo, se ne lava le mani. E l’Azienda pretende lo stesso grado di professionalità di uno che segue, che so, il tennis.

Nell’attesa che le mie istanze siano accolte, per dare voce (e dignità) alla mia patologia, ho aperto una sezione dedicata: Passione Insanapoli.