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Passione Insanapoli 43. A Bergamo veni, vidi, vici.

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Avete presente quel senso di liberazione e di libertà che si prova dopo aver superato qualsiasi esame, da quello di maturità all’ultimo del corso di laurea?

Ecco, io – e non solo io, immagino – l’ho provato oggi quando ha segnato Mertens. Ed è stato così supremamente assoluto non tanto perché giunto al termine di un lungo periodo di digiuno per Dries quanto perché a noi l’Atalanta storicamente ci porta seccia (jella n.d.r.).

Quindi, se tanto mi dà tanto, mettendo insieme la debacle in Coppa Italia e il sorrisetto sardonico del mio collega atalantino che ogni volta sembra volermi dire “godetevi pure la vetta tanto dovete ancora venire a Bergamo”, il destino era segnato pure oggi.

E invece.

Abbiamo scoperto che Mertens, nonostante sia evidentemente nato per sbaglio in Belgio e non a Mergellina, è più da aperitivo che da pranzo della domenica, visto che pare abbia segnato ben nove gol nei match delle 12.30.

Che La Liberazione non è necessariamente appannaggio del 25 aprile ma può diventarlo anche di un 21 gennaio qualunque.

Che il sapore della vittoria è reso ancora più dolce da un’ ultima settimana contrassegnata dall’ennesimo Gran Rifiuto di un giocatore che, è bene ricordarlo, non si chiama Cristiano Ronaldo e non milita nel Real Madrid.

Che poi, a pensarci bene, se il diniego di Verdi segue, in ordine cronologico, quelli di Rossi nel 1979 e di Bianchi nel 2007, non è che ‘sto tricolore porti poi così bene al Napoli e tutto sommato potrebbe essere una scelta saggia quella di ripiegare su Inglese, se non altro per dare un segnale forte di discontinuità patriottico-territoriale.

Probabilmente sarebbero d’accordo con me anche gli illuminati tifosi bergamaschi che dagli spalti hanno accolto il gol di Mertens lanciando urla belluine all’indirizzo di Koulibaly. E, a questo punto, sono curiosa di conoscere il pensiero di quell’oscuro militante leghista (per il quale si veda Passione Insanapoli 42. Cosa ci ha portato la Befana.) sulla Caporetto atalantina ad opera delle truppe straniere.

Insomma, sempre per rimanere nella metafora bellica, a Bergamo veni, vidi, vici. Con buona pace di Salvini e Gasperini.

E ora pronti a guadare il Rubicone e a far vedere i sorci Verdi anche al Bologna.

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