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Passione Insanapoli 19. Prima di Juventus- Napoli

Aspettando, per l’ennesima volta, Juventus – Napoli, non ci resta che rivolgere un accorato appello alla Dea Bendata.

Non bastavano due partite all’anno. No, siamo condannati a incontrarli (e a intossicarci) ripetutamente.

Che poi, nonostante si dica che a Napoli diventino tutti dei BIG MATCH con annesse scene di isteria collettiva mentre a Torino ostenterebbero un’aria di asburgica superiorità, posso garantire che sono loro a parlarne in continuazione. Con modalità, per giunta, talmente contrarie a qualunque forma di scaramanzia da risultare imbarazzanti.

Io, purtroppo, sono circondata dal nemico, che mi impedisce con ogni mezzo di far finta che oggi sia un giorno qualunque.

La giornata è iniziata con il malriuscito tentativo di imbacuccarmi fino all’inverosimile per dribblare il vicino di casa che già all’indomani della partita con il Real Madrid mi fermò per manifestarmi il suo cordoglio perché “avrebbe tanto voluto una finale Juventus – Napoli”. Praticamente noi siamo spacciati in partenza e loro già a Cardiff. Uno appena appena superstizioso si gratterebbe a sangue a questo punto. Ma loro no. Sono più forti degli avversari, più potenti della terna arbitrale, più efficaci della jella.

Quando già pensavo di averla scampata, ricevo la visita in ufficio di un collega che, con un sorriso da un orecchio all’altro, fra l’altro del tutto inopportuno trattandosi di un raro caso di persona cui l’espressione seria dona più di quella sorridente, mi annuncia che “oggi è una giornata speciale…ma tanto non c’è gara, no?”.

Ecco. Non dico noi tifosi napoletani, che siamo abituati a non essere considerati degni avversari da loro, ma almeno la Dea Bendata non si sente punta nel vivo dal questo totale disprezzo? Un rigurgito di orgoglio femminile, che diamine! Questi ledono costantemente la sua dignità, la gratificano della più totale indifferenza, si fanno continuamente beffe di lei e…niente! Mai una reazione, una punizione esemplare, divina, che castighi una volta per tutte questa insopportabile prosopopea.

Che poi, cara Dea Bendata, potresti dare pure libero sfogo alla fantasia, attingendo al paniere dei pali, delle traverse, dei rigori contro, delle espulsioni, dell’attacco improvviso di diarrea, della pallonata in faccia all’allenatore.

Però, caso mai dovessi ascoltare questo appello, mi raccomando di non sbagliarti ancora una volta: sono quelli vestiti a strisce bianche e nere.

Ti lascio una foto, tanto per andare sul sicuro:

Passione Insanapoli 17. Dopo Napoli – Atalanta

 

Quattordici risultati utili consecutivi ed eravamo il Barcellona formato mignon.

Una sconfitta con l’Atalanta e tutti i a celebrare il requiem del Napoli.

“Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro,

poté Caldara colpire anche col doppio tiro.

Così percosso, attonito

il tifoso al nunzio sta,

muto pensando all’ultimo gol del Mertens fatale,

né sa quando un altro tiro del piè mortale

la porta avversaria a profanar verrà.

Lui che del Pibe de Oro

vide il gran genio e tacque,

quando, negli anni d’oro,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci contro

mista la sua non ha.

Dalle Alpi ai Pirenei,

da Bergamo a Crotone,

non basta una vittoria

a far di te un campione.

Ma bastan due sconfitte,

neanche così nette,

perché si levi un coro

pronto a ridurti a fette”.

Guardate che oggi non è il 5 maggio (data che, peraltro, ci ha anche portato bene in passato). Abbiamo solo perso una partita in campionato dopo che per una settimana i giocatori sono stati perseguitati dal mantra infernale del “ciclo di ferro” e flagellati dalle critiche ingenerose di De Laurentiis.

Sette giorni fa Sarri era il Dio del Calcio e oggi viene considerato degno di allenare la squadra dell’oratorio sotto casa.

Sette giorni fa il Napoli era era “l’orgoglio del calcio italiano” ed “esprimeva il miglior gioco” e oggi è composto da undici scartine che non sarebbero titolari manco nella Sangiovannese.

Ma fatemi il piacere, direbbe Totò.

Il Napoli non è ancora morto. Semplicemente dormiva.

Speriamo solo che si svegli entro dopodomani.

 

 

 

 

 

Passione Insanapoli 16. Con Sarri e con Ranieri

 

Settimana all’insegna del fair play.

Ranieri esonerato dopo aver fatto vincere la Premier League al Leicester ed essere stato nominato allenatore dell’anno dalla FIFA. Per dare un’idea dell’assurdità della cosa, basti pensare che ha ricevuto un tweet di solidarietà perfino da Mourinho.

Allegri che manda elegantemente a quel paese Bonucci il quale altrettanto elegantemente gli risponde, con la notizia che rimbalza sui media di tutto il mondo in seconda posizione rispetto al finto attentato svedese paventato da Trump e subito prima della scissione del PD.

De Laurentiis che farnetica in mondovisione di tattica di gioco (quando l’unico gioco di cui può al limite discettare è quello delle coppie dei suoi cinepanettoni) e si permette di criticare Sarri e le sue scelte tecniche. Praticamente come se io facessi le pulci a Draghi.

Pace e serenità per tutti, insomma.

Intanto, nonostante la disastrosa prestazione con il Real Madrid le quotazioni di Koulibaly salgono. Contro qualsiasi legge del mercato del lavoro ma in perfetta coerenza con l’immeritocrazia imperante.

Salgono anche le clausole rescissorie di Goulham e Hysaj e il preteso aumento di stipendio di Insigne.

Sale il prezzo da pagare per portare via Milik, non si sa bene se ancora con il tutore oppure no, mentre si moltiplicano addirittura le clausole rescissorie di Mertens in base al posizionamento sullo scacchiere geopolitico (Cina vs Resto del Mondo).

E allora, in un mondo dove tutto sembra avere un prezzo (alto per giunta), io sono e sarò sempre con Sarri. A prescindere, come diceva Totò.

Per le sue tute, i suoi occhialoni demodè, le sue stecche di sigarette, i suoi modi bruschi, il suo essere politicamente scorretto e per quella prima, ma spero sempre valida affermazione, che me lo fece istantaneamente amare: “mi pagano per fare una cosa che avrei fatto la sera, dopo il lavoro e gratis”.

Chapeau, Mister. Con te forever.

E con Ranieri, pure.

Passione Insanapoli 15. In attesa di Real Madrid – Napoli

Allora, archiviati finalmente i cuoricioni di San Valentino che impazzavano sulle bacheche di mezzo mondo, così come i manuali di autosostegno su cosa sia davvero l’amore, cui facevano da contraltare quelli su quanto è bella la singletudine per evitare, come ogni anno, il suicidio di massa di separati, divorziati, zitelle, single, eremiti e monaci di clausura dubbiosi.

Lasciataci alle spalle la stucchevole retorica sanvalentinesca che ha provocato un’epidemia di carie all’arcata dentale superiore in tutti i soggetti predisposti, possiamo finalmente pensare al tema della settimana. La partita di stasera con il Real Madrid.

Praticamente se non ci ha ucciso il picco di glicemia di ieri, sicuramente lo farà quello di pressione stasera.

E a nulla è valso iscriversi, in previsione dell’evento, a un corso di yoga con annessa meditazione zen due mesi fa. Del tutto superato il training autogeno. Obsoleti i cari vecchi tranquillanti di una volta. E anche l’umorismo stempera tensione.

Fondamentalmente da ieri io non riesco a mangiare, pensare razionalmente, dormire, rilassarmi, dedicarmi ad altro che non siano apocalittiche visioni di ciò che potrebbe ipoteticamente accadere. Tipo Cristiano Ronaldo che festeggia la tripletta ringraziando Goulham del cross perfetto. O Insigne che, dimentico del consiglio di Cassano (!), alza gli occhi sullo stadio che non finisce mai (parole di Fantantonio, n.d.r.) e crolla a terra svenuto a metà campo. Oppure Albiol che si confonde e prende posto accanto a Sergio Ramos lasciando Koulibaly da solo a fronteggiare Benzema. O, ancora, lo stesso Koulibaly che si scorda di essere già ammonito, stende Benzema e rimedia un altro giallo che renderà necessaria la presenza di Tonelli nel ritorno al San Paolo. Oppure Diawara che si ricorda improvvisamente di avere 19 anni e chiede l’autografo a Bale invece di marcarlo a uomo.

Ora. Io non voglio fare la menagramo e mi illudo che queste previsioni pessimistiche possano avere un potere taumaturgico o quanto meno scaramantico. Inoltre sono convinta che sperare il meglio e aspettarsi il peggio sia sempre segno di grande saggezza perché attenua in parte  il bruciore della delusione.

La verità è che io sono convinta che ci servano nervi saldi e l’appoggio incondizionato di San Gennaro per uscirne dignitosamente.

Perché, appunto, io vorrei uscirne dignitosamente. Il che significa nella migliore delle ipotesi prendere un solo gol, nella peggiore due segnandone magari uno e, in caso di miracolo, pareggiare. La Restante Ipotesi non la nomino nemmeno per paura della punizione divinaprevista per l’eccesso di superbia.

Non credo di poter sopravvivere all’imbarcata, alle risate di chi è convinto che faremo una figura di m., alla condiscendenza di Arrigo Sacchi che già parla di “scugnizzi all’attacco del mitico Bernabeu” manco fossimo la Sangiovannese in trasferta. A chi ha caricato di eccessive aspettative questa partita portandomi a credere che lo sbarco su Marte sarebbe più semplice. Ai miei colleghi juventini domani. Alla faccia di Tacchinardi su Mediaset Premium. Alla soddisfazione di Higuain che ballerà la zumba sulla Mole Antonelliana. Alle infinite chiacchiere da bar e da studio televisivo all’insegna di “Hamsik viene sempre meno nelle partite importanti”, “il Napoli non è ancora maturo, si è sciolto come neve al sole”, “la difesa fa acqua da tutte le parti”, “lezione di calcio dagli spagnoli”, “Napoli umiliato e ridimensionato da Zidane”.

Tutto, ma questo no. Vi supplico.

Ciro, Marek, Pepe, Kalidou, Lorenzinho…io vi supplico, capito? Fidatevi, non mi capita spesso di farlo. Ma qui ne va della mia reputazione e della mia saluta mentale.

E, poi, domani è il mio compleanno. Me vulite fa stu regalo?

Passione Insanapoli 14. Anche i Callejon, nel loro piccolo, si incazzano

Il 2017 comincia con qualche certezza in più.

Prima di tutto, che anche i Callejon nel loro piccolo si incazzano. Che poi, magari, la sua non era neanche un’incazzatura, ma stanchezza. Perciò, dopo aver provato a farsi espellere con una schiacciata degna di Mila & Shiro, e non esserci riuscito, ha tentato l’extrema ratio: il calcio all’avversario.

E poiché lui, nella generale barbarie calcistica, spicca come un piccolo lord del campo, tutto cuore, sangue e fair play, riga di lato annessa, tutti a chiedersi “ma è impazzito Callejon”? “Ma cosa gli è preso?”.

Si attende la puntata speciale di Porta a porta dedicata al tema con tanto di plastico teso a ricostruire gli eventi e intervista a Paolo Crepet volta a psicanalizzare il comportamento di Josè Maria partendo dai traumi infantili subiti in quel di Motril.

Quando poi, invece di scomodare Freud, sarebbe forse più utile chiedersi se non sia semplicemente stanco e il suo gesto non sia stato, piuttosto, un messaggio inequivocabile a Sarri, del tipo: “Me siento stanco, querrìa estar en casa venerdì e pensar a quando retornerò a Madrid el 15 de febrero“.

Dopotutto, in un mondo in cui tutti siamo considerati necessari ma non indispensabili, proviamo a metterci nei panni di chi indispensabile lo è davvero: è una bella responsabilità, se non un macigno vero e proprio.

Non so come si dica in spagnolo, ma sono alquanto convinta che lo stato d’animo di Callejon e Albiol, in vista del ritorno al Santiago Bernabeu, ma nello spogliatoio sbagliato, possa essere sintetizzata nell’espressione napoletana “o fridd ‘n cuoll” che, del resto, accomuna anche i tifosi non spagnoli in questo preciso momento.

Comunque, oggi siamo tutti più soddisfatti perché se perfino Callejon perde le staffe, da domani siamo giustificati a prendere a calci il collega molesto e a coprire di improperi e insulti chi ci taglia la strada. Con buona pace di Bruno Vespa e di Crepet.

La seconda certezza di questo inizio anno è che Tonelli rende meglio come attaccante che come difensore. Infatti ieri non c’era perché il tridente era completo e in seconda posizione sgomitavano Pavoletti e Milik.

Che poi a sostituire Zielinski sia entrato Giaccherini fa parte dell’imperscrutabilità di certe decisioni calcistiche nelle quali preferiamo non addentrarci.

Del resto, sarebbe stato anche rischioso chiedere ieri a Sarri di dare conto delle sue scelte, dopo che aveva elegantemente mandato a quel paese in diretta televisiva sia Gabbiadini che Raiola. Insomma, tutti calmi ieri sera. E meno male che avevamo vinto 7-1. Non oso immaginare gli animi nel caso di una vittoria risicata  o, peggio, di uno stitico pareggio. Sarebbero volati stracci che manco in Campigdoglio.

L’ulteriore certezza è che Koulibaly va ricoperto d’oro e supplicato a restare per sempre a Napoli. Nel caso questi mezzi di persuasione non funzionassero, va sequestrato o ricattato ma, in ogni caso, tenuto.

Perché, abbiamo capito e apprezzato che Maksimovic abbia sfidato il terrorismo internazionale e, soprattutto, l’ira funesta di Mihajilovic – uno che, tanto per dire, vanta nella propria selezionata cerchia di amici un certo Arkan, capo delle omonime “tigri” – per venire da noi, ma la gratitudine va bene fino a un certo punto. In particolare, si ferma laddove il difensore non ferma l’avversario prima della porta.

Quarta certezza: l’Ommità Ritrovata. Nel caso di Pepe Reina, è proprio il caso di dire che “oltre alle mutande (Intimissimi) c’è di più” e se ne è accorto anche il povero Destro.

Quinta certezza: pensavo fosse una prerogativa del periodo napoletano e invece no. Donadoni non si toglierà mai quell’espressione da capro espiatorio suo malgrado. Da agnello sacrificale, vittima di un gioco più grande di lui e nel quale è finito contro la sua volontà. Come se gli avessero imposto di fare il calciatore prima e l’allenatore poi, mentre lui avrebbe voluto intraprendere la carriera di medico condotto. Sarei curiosa di vedere  almeno una foto in cui Donadoni sorride…così, giusto per valutarne l’integrità della dentatura.

Ho volutamente omesso Ciro e Marekiaro, perché loro, una certezza, lo sono da sempre. Quanto meno da quando, a dispetto delle origini nordiche e a scuorno  dei calienti sudamericani, sono diventati due scugnizzi veri e propri.

 

 

 

Passione Insanapoli 13. Quando il falso nueve ce l’hai in casa e manco lo sai

E dopo mesi passati a piangere sul tradimento di Higuain e l’infortunio di Milik.

Mesi passati a bramare Cavani, sapendo che il sogno non si sarebbe mai avverato.

Mesi passati interrogandosi e interrogando chiunque (ma proprio chiunque, eh…anche il fattorino della Dhl e il ragazzo del bar salito a portare il caffè) sulle possibili ragioni dell’umore nero di Gabbiadini, prendendosela alternativamente con la sua ingiustificata depressione, con il mister che contribuiva a sferzare la sua già provata autostima sostituendolo immancabilmente al 70° minuto, con la Società che aveva perseverato nel vedere in lui un centravanti di sfondamento, con il Fato, il Destino, la Τύχη, la Brexit e le elezioni presidenziali americane.

Mesi passati ad applaudire Mertens, meravigliandoci per il gol, poi per le doppiette, poi per le triplette e, infine, pretendendo il poker a ogni partita.

Mesi passati ad inveire contro Insigne perché quel tiro a giro una volta entra e tre no, ma questo lo sapevamo dall’anno scorso.

Mesi passati a valutare la possibilità di prendere Icardi, Zaza, Pavoletti, ragionando, ovviamente a sproposito e senza alcuna competenza, di schemi tattici ed equilibri di spogliatoio.

Insomma, dopo mesi di passione e sofferenza, scopriamo magicamente, a gennaio, che il falso nueve ce l’avevamo in casa. Che poi, più che un falso nueve sembrava un falso e basta. Nel senso che, dopo averne tanto parlato in sede di campagna acquisti, pareva essere stato inghiottito dalla panchina per non riemergere più.

Invece, una volta riesumato, Lorenzo Tonelli non si è limitato a sostituire Koulibaly, ma ci ha proprio voluto stupire con effetti speciali. Segnando, per ben due volte in due partite, di cui la prima all’ultimo minuto di recupero, quando ormai erano stati coniati improperi e maledizioni destinati a entrare di diritto tra i neologismi della Treccani dell’anno prossimo. E la seconda quando già eravamo tutti convinti che la prima fosse stata un’assoluta eccezione.

E, invece, lui, novello Pampa Sosa, zitto zitto è diventato il risolutore delle partite, anche al fotofinish. Stai a vedere che l’hanno sempre fatto giocare nel ruolo sbagliato?

 

 

Passione Insanapoli 12. Ode al Belgio, patria dei Puffi e di Dries Mertens

Dopo Napoli – Torino è diventato doveroso riabilitare il Belgio.

Eh si, perché nonostante i tragici limiti dimostrati dalle sue forze dell’ordine e dalla sua intelligence durante i terribili attentati di quest’anno, gli va riconosciuto il merito di aver partorito il cioccolato Godiva, i Puffi e, soprattutto, lui: Dries Mertens.

E quest’affermazione presterebbe il fianco a facili battute, data l’altezza di Dries, se non fosse che durante la partita di ieri sembrava piuttosto (il gatto) Birba e il quarto gol segnato è stata una prodezza degna di Gargamella (il mago).

Altro che Puffo, dunque. Dries è un gigante. E non (solo) per i gol realizzati che, sia detto per inciso, sono ad oggi gli stessi di Higuain, quanto per l’amore mai sbandierato a parole ma dimostrato con i fatti verso Napoli e i napoletani.

Lui, che postava foto del golfo e di Positano due giorni dopo essere arrivato. Lui, che bacia la maglia come se stesse baciando la fidanzata (si, il trasporto si vede anche dalle riprese sul campo). Lui che ha ribaltato tutte le nostre (le mie di sicuro) convinzioni sui belgi: che fossero neri e baffuti come Poirot e freddi come l’inverno a Bruxelles. Lui, che fa i miracoli se si accorge che San Gennaro non ha voglia.

Ieri, poi, nei confronti trasmessi a ripetizione tra il suo gol e quello di Higuain per decretare quale fosse il più bello (e, sempre per inciso, ha vinto lui), l’argentino mi è apparso improvvisamente ridicolo, con quell’imperdonabile riporto, i denti gialli e lo sguardo insincero di chi, per vincere qualcosa, si venderebbe pure la madre.

Quindi Dries, pardon, Ciro (come lo ha ribattezzato Pepe Reina) ha un altro, ulteriore, merito per me: quello di avermi liberato dalla sottile tristezza, mista a nostalgia, che mi assaliva ogni volta che vedevo Higuain immortalato nella sua maglia zebrata.

E adesso non ci resta che promuovere la petizione per farlo dichiarare ufficialmente “patrimonio di Napoli” insieme al Golfo e al Vesuvio.

Tanto la cartolina c’è già. E, manco a dirlo, l’ha pubblicata lui:

Passione Insanapoli 11. Dopo Benfica – Napoli diamo i numeri

Stavolta diamo i numeri:

10. Alla professionalità della Dinamo Kiev. Altro che il biscotto all’italiana. E speriamo che un’altra Dinamo ne segua l’esempio.

9. All’ottimismo di Piccinini che ha cominciato a parlare di qualificazione certa al decimo del primo tempo. E intanto mezza tifoseria si grattava a sangue.

8. Alle autoreggenti dei giocatori del Napoli. Chissà…magari hanno distratto i calienti portoghesi.

7. All’arteteca di Callejon, sempre più napoletano.

6. All’outfit di Reina modello Titti (dopo una cura di anabolizzanti).

5. Al collo tatuato del portiere del Benfica, gemello diverso di Fedez.

4. Agli auspici di Nina Moric (che ci ha secciato senza motivo).

3. A Miccoli che scommetteva in tribuna, come se non ci bastasse Amendola.

2. Come i gol segnati dal Napoli.

  1. No, non come il gol subito…ma perché SIAMO PRIMI NEL GIRONE!

Grazie di cuore, ragazzi irresistibili!

 

 

 

 

Passioni insane in generale.

Solo due piccole considerazioni di costume partendo dalla cronaca di questi giorni.

  1. Ma Lapo Elkann non poteva chiedere 94 milioni di riscatto che così gli Agnelli si rivendevano Higuain per pagarlo?
  2. Con un tempismo eccezionale rispetto alla partita di stasera, la Cassazione ha stabilito che dare dell’omosessuale a qualcuno non costituisce offesa. Certo che se l’avesse detto un anno fa, prima che Sarri desse del finocchio a Mancini, lui si sarebbe risparmiato tre giornate di squalifica e noi l’ingrossamento del fegato che ne è seguito.