Archivi categoria: Calcio

Passione Insanapoli 45. Dopo Napoli – Lazio.

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Ma forse, dopo Napoli – Lazio, dovrei dire Passione Insanapoli 31.

31 come il numero della maglia di Goulham che hanno indossato tutti i compagni in suo onore.

31 come il padrone di casa nella smorfia napoletana ma anche come padroni del gioco per ben più di 31 minuti.

31 come il voto che avrebbe preso la prestazione collettiva della squadra all’università perchè un 30 e lode non sarebbe bastato a rendere onore allo scatto d’orgoglio, alla personalità uscita fuori con furia, alla coesione di un gruppo straordinario per spettacolarità del gioco, abnegazione, spirito di sacrificio e umanità.

Basti pensare a Insigne petto in fuori al cospetto di Wallace nel disperato tentativo di colmare quei trenta-quaranta centimetri di differenza (anche toracica).

O a Tonelli perfettamente riuscito nell’impresa, improba, di rendere Immobile immobile (e questa è scontata, lo so, ma non sono riuscita a trattenermi).

O a Zielinski che, chiamato a sostituire Hamsik tra il primo e il secondo tempo, e non come di consueto al settantesimo minuto, ne ha fatto le veci con un’autorità che manco il Bruscolotti dei tempi d’oro.

O, ancora, a Rog, l’Ivan Drago della Croazia, che scalpitava per entrare in campo a menare mazzate e neutralizzare in particolare quel macellaio serbo di Milinkovic-Savic vendicando in un solo colpo l’assedio di Vukovar.

E, dopo il pugno (a Callejon), la carezza di Mertens al pallone che ha in un nanosecondo restituito dignità a uno sport che si pensa venga giocato solo con i piedi.

Invece ieri, in campo, oltre ai piedi dei giocatori della Lazio – particolarmente meritevoli di menzione quelli che hanno ripetutamente calpestato la faccia di Allan mentre era steso a terra – il vero protagonista è stato il furore agonistico, che si è rivelato più forte di tutto: della jella per l’infortunio a Goulham, dei favori arbitrali alla Juventus il giorno prima, degli anatemi di Sacchi nell’intervallo, dello scetticismo generale, del gol subito e dei “poteri forti” che ci remano contro.

E l’altro protagonista, infine, è stato il cuore: quello mimato dai giocatori davanti all’obiettivo dopo ognuno dei quattro gol.

Alla fine, altro che Sanremo: la vera sintonia si è sentita al San Paolo.

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Passione Insanapoli 44. Il Super Bowl d’Italia.

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Ieri negli Stati Uniti si è giocato il Super Bowl: praticamente l’evento sportivo più importante dell’anno, che tiene incollati allo schermo tutti, ma proprio tutti (pare), gli americani, generando un indotto di milioni di dollari in pubblicità, attività promozionali e introiti televisivi.
Per l’occasione sembra che tutti, tifosi e non, si riuniscano nelle case e comodamente spaparanzati sui divani ingurgitino l’impossibile in termini di cibarie e bibite. Anzi, di junk food & beverages.
Vabbè, non che nei restanti 364 giorni dell’anno siano dei seguaci integralisti della dieta mediterranea.
Sicuramente il rutto libero alla Fantozzi sarà contemplato dagli ettolitri di birra mandati giù allegramente.

Ebbene, a sorpresa, la cinquantaduesima edizione del torneo è stata vinta per la prima volta dai Philadelphia Eagles che hanno battuto, contro ogni aspettativa, i pluridecorati New England Patriots reduci da sei anni di trionfi.

Se questi numeri non vi dicono niente, cercherò di facilitarvi l’associazione analogica ricordando che il 22 aprile in Italia si gioca Juventus – Napoli.
Quel giorno il ciuccio – che nulla ha da invidiare all’aquila in termini di intelligenza – tenterà di porre fine allo strapotere della squadra che da sei anni, anch’essa, si appunta lo scudetto sul petto zebrato.
Se ciò non bastasse, sembra che i gloriosi Patriots risultino invisi alla maggioranza degli americani che, stanchi di assistere sempre allo stesso tipo di gioco, auspicavano una caduta degli dei con conseguente ricambio generazionale e sono stati finalmente esauditi nelle proprie preghiere.

Ecco, a questo punto io mi auguro un altrettanto corale anelito da parte del popolo italiano non juventino affinchè anche da noi si attui un sano avvicendamento di squadre e di gioco che renda più avvincente il campionato.
Dopotutto, se le seccie congiunte di tutte le etnie che popolano gli USA hanno mandato al tappeto un colosso come Tom Brady, vuoi che non riusciamo ad atterrare quello scricciolo di Dybala?

E a quanti – delle altre tifoserie – ancora avessero dei dubbi su chi sostenere, ricordo che è offerta loro la possibilità unica di cambiare la Storia prima che sia troppo tardi.
Mettendosi dalla parte dei meno favoriti e, solo per questo, più simpatici.
Non scomoderò Davide e Golia perché sotto il profilo tecnico e tattico la lotta non è assolutamente impari, anzi.
Ma ci siamo mai chiesti come sarebbe andata a finire a Little Big Horn se il Generale Custer avesse avuto un Mazzoleni dalla sua?
E se ad arbitrare il duello tra Ettore e Achille ci fosse stato un Rizzoli?

Insomma, le Forze Oscure del Male sono tante e armate, indifferentemente, di fucile, scudo, frecce o fischietto.
Il punto debole può essere un tallone, un menisco o una ragade anale venuta alla luce all’improvviso.
L’importante è concentrarsi e colpire, con grande precisione e cinismo.
E qui il modello cui ispirarsi più di un Capo Apache, per quanto leggendario, è Guglielmo Tell, il padre di tutti i cecchini.

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Passione Insanapoli 42. Cosa ci ha portato la Befana.

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L’anno nuovo inizia con una piccola considerazione: se Hamsik si è sbloccato a Natale e Callejon all’Epifania, mica dovremo aspettare Pasqua per vedere segnare di nuovo Mertens?

Per il resto, il contenuto della calza della Befana risulta essere sempre lo stesso:

  • la consueta conferma da parte di De Laurentiis che più di un (cine)panettone ai tifosi partenopei non regalerà manco quest’anno. Piuttosto manda in campo Goulham su una gamba sola modello fenicottero;
  • i cori beceri dei tifosi dell’Hellas Verona che stavolta hanno preso di mira addirittura San Gennaro: capisco che Napoli non abbia una zoccola come Giulietta che possa fare da capro espiatorio, però, dai, uno sforzo in più potevano farlo perfino loro;
  • lo sdegno – sacrosanto, per carità – della tifoseria juventina per gli ululati all’indirizzo di Matuidi da parte dei supporter del Cagliari. E qui c’è da chiedersi se ad indignarsi in modo così veemente siano stati gli stessi che invocano ogni domenica l’eruzione del Vesuvio con contestuale epidemia di colera caso mai qualcuno sfuggisse alla lava;
  • le illuminanti dichiarazioni di un oscuro politico leghista – il cui nome volutamente non riporto – che, riferendosi alla partita Napoli – Atalanta, l’ha definita la “trasferta all’estero dei valorosi bergamaschi“.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: c’est l’Italie in tutta la sua pochezza, piccolezza, meschinità, razzismo.

L’auspicio per l’anno nuovo, a questo punto, non può che essere quello di prendere esempio da un senegalese, un certo Kalidou Koulibaly, che a proposito della discriminazione territoriale ha detto “i cori contro i napoletani mi fanno male come quelli contro la gente di colore“.

Tra parentesi, quel senegalese è stato anche l’autore del primo gol agli scaligeri: chiamatela nemesi, contrappasso o, magari, karma. A meno che non vogliate addirittura vederci la mano di quel San Gennaro così inopportunamente chiamato in causa.

Insomma, consiglio a tutti di approfittare della sosta per prendersi una bella pausa di riflessione ed evitare che ogni maledetta domenica  del girone di ritorno invece di parlare di calcio si discuta di temi che nel 2018 dovrebbero essere definitivamente sdoganati.

Dall’Africa per oggi è tutto. Passo e chiudo.

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Passione Insanapoli 41. Lettera a Babbo Natale.

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Caro Babbo Natale, per quest’anno – e questa stagione calcistica – vorrei:

  1. un crociato bionico riutilizzabile e adattabile alle diverse altezze dei giocatori del Napoli, possibilmente non tatuato e non depilato, perché a un quarto trauma di questo tipo dubito che sopravviveremmo.
  2. Un corno formato gigante che Milik possa omaggiare ogni mattina prima degli allenamenti e che, all’occasione, possa fungere da falso nueve nel caso in cui Mertens si sentisse stanco.
  3. Che Hamsik segnasse subito il gol n.116 così lui si leva di dosso ‘sto confronto continuo con Maradona e i giornalisti possono tornare a parlare di calcio.
  4. Che nella partita di ritorno con la Juventus Higuain non segnasse ma si beccasse tre giornate di squalifica per comportamento antisportivo. Così, per nemesi storica.
  5. Che Federica Sciarelli ritrovasse Maksimovic.
  6. Che dopo la rovinosa prestazione con l’Udinese il procuratore di Giaccherini si facesse una domanda, si desse una risposta e soprattutto mettesse a dieta il suo assistito.
  7. Che De Laurentiis a gennaio comprasse non solo un Inglese ma, trovandosi, anche un Brasiliano, un Tedesco e, perché no, uno Spagnolo.
  8. La maglia autografata di uno a scelta tra i giocatori del Napoli tranne quella di Tonelli che sospetto non essere mai stata prodotta.
  9. Vincere lo scudetto. E qui lo so che forse non sei tu il destinatario giusto della richiesta ma devo rivolgermi direttamente più in alto.

P.S. a onor del vero il desiderio n.8 si è già realizzato (anche se qualcuno ha già provveduto ad impossessarsene come si intuisce dalla foto di copertina).

 

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Passione Insanapoli 40. Allora diciamolo che siamo un po’ masochisti.

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Ammettiamolo, dai, di essere un po’ masochisti.
Ma giusto un pò, eh.
Quel tanto che basta per non chiudere subito le ultime tre partite ma soffrire almeno fino al secondo tempo, far impennare le vendite degli ansiolitici e intasare il centralino del 118.

Con il Milan abbiamo dovuto attendere per ben due volte il responso del VAR.
Del resto, se non giochiamo sul filo del rasoio, o del fuorigioco, che gusto c’è?

Con lo Shakhtar la partita sembrava segnata già al quarantacinquesimo, per cui tutti a imprecare contro la scelta di Sarri di schierare Zielinski e Diawara a centrocampo, tutti a improvvisare lavagne tattiche da far invidia a Ciro Ferrara e a farneticare di schemi di gioco, che le nostre velleità di commissari tecnici sono state stroncate dalla perla di Insigne e dai successivi due gol.
Praticamente, la scorsa settimana, peggio di noi, improvvisati CT, ha fatto solo Ventura.

Con l’Udinese, poi, l’apoteosi: abbiamo dovuto addirittura assistere a un rigore miseramente sbagliato da Jorginho con, udite udite, successiva finalizzazione su rimpallo del portiere.

In totale fanno sei ulcere duodenali e quattro diverticoliti.
Che, per carità, possono pure valere il primo posto in classifica, ma insomma.

Per fortuna, a ripagarci di cotanta sofferenza,  arriva l’immagine di Lord Callejon che balla sotto gli spalti sulle note di “un giorno all’improvviso” e l’intervista rilasciata oggi da un Lorenzo Insigne versione Marchisio: i suoi “testa bassa e lavorare” ed “è il nostro lavoro, quindi niente alibi” oltre a farmi pensare che avesse urgente bisogno di un esorcista per far uscire il Principino dal suo corpo sono stati musica per le mie orecchie.
Vuoi vedere che, oltre a essere diventati cinici e a vincere le partite anche giocando male, stiamo addirittura acquisendo quella mentalità per cui non ci accontentiamo più solo della pacca sulla spalla?

A questo punto, che dire?

Io speriamo che me la cavo. Perché va bene arrivare primi, ma anche vivi e, possibilmente, senza gastriti fulminanti.

Altrimenti, come si festeggia poi?

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Passione Insanapoli 39. Ma non chiamiamolo calcio.

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Ma il catenaccio, il catenaccio, il catenaccio è il massimo che c’è” cantava Renzo Arbore anni fa.

Ah no, scusate, quello era il materasso. Però il catenaccio una bella dedica canora pure se la meriterebbe. Almeno a sentire i commentatori sportivi che ieri sera si esibivano in lodi sperticate all’indirizzo di Maran “per aver fermato la capolista“.

E lui e la sua squadra erano raggianti per il punticino strappato con le unghie e con i denti al prezzo di innumerevoli cadute a terra e relative convulsioni che manco uno shock anafilattico ( e meno male che sono i napoletani a fare le sceneggiate), cambi tattici all’ottantasettesimo e un pullman parcheggiato davanti alla porta di Sorrentino che minimo minimo includeva anche il magazziniere, il massaggiatore e magari pure il medico sociale.

Una difesa talmente granitica e votata al martirio che se l’avesse avuta Troia non ci sarebbero stati né Ulissi né cavalli ad espugnarla. Se gli undici titolari del Chievo fossero stati schierati a difesa di Palmira anche l’Isis avrebbe dichiarato forfait. Pare che l’intelligence europea stia vagliando la possibilità di posizionarli al posto dei dissuasori sui boulevard di Parigi per neutralizzare eventuali furgoni lanciati contro la folla.

Insomma, un perfetto esempio di rinuncia preventiva all’onore delle armi, di abdicazione all’amor proprio, a giocarsela a viso aperto per uscirne a testa alta.

Bravo, Maran. Poi magari un giorno mi spieghi che gusto c’è a pareggiare così.  E magari io ti ricorderò quanta dignità c’é in Ettore che sfida Achille sapendo di andare a morire o in Davide che abbatte Golia contro ogni pronostico.

E non venitemi a dire che il Napoli non era sfolgorante come al solito perché nonostante la brillantezza appannata ha assediato il fortino nemico per 95 estenuanti minuti, imbrigliando i guizzi dei suoi tenori in neanche 20 metri di campo.

Per carità, lo ha fatto – sia pure in misura minore – l’Inter, ci stupiamo che lo faccia il Chievo?

Però, almeno, non chiamiamolo calcio.

Perché noi ormai siamo abituati allo spettacolo. Se ci togliete quello non ci resta neanche più il gusto di guardare le partite.

Perché chi l’ha detto che si gioca solo per vincere?

Si gioca per divertirsi e far divertire.

Capito, Maran?

 

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Passione Insanapoli 38. Dopo Napoli – Sassuolo diamo un po’ i numeri.

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Dopo Napoli – Sassuolo facciamoci due conti.

Primi in classifica con 31 punti: praticamente un 30  e quasi lode ce lo meritiamo tutto.

11 risultati utili in campionato e non succedeva dal 1989-1990 quando poi fu scudetto.

Solo 8 i gol subiti e questo credo invece non succedesse dai tempi di Mazzini.

Ancora uno il gol che manca ad Hamsik per raggiungere i 115 di Maradona. Ma almeno 800 le volte che glielo stanno facendo notare.

Uno – ma spero destinato ad essere il capofila di una lunga serie – il calcio d’angolo non soltanto non spedito alle stelle ma addirittura trasformato in gol. Ben quattro, infatti, le rivendicazioni di paternità seguite, a dimostrazione dell’eccezionalità dell’evento.

Unico e solo – e in questo caso spero destinato a rimanere tale – il caso di un pallone che si schianta contro non uno, ma ben due, pali senza poi entrare nella porta avversaria. Spero per Zielinski che abbia più fortuna con le donne.

Tre i gol segnati da Mertens dopo che i commentatori televisivi ne avevano già decretato la fine calcistica. Sicuramente dieci il voto che do alla loro perspicacia e lungimiranza.

Quattro gli anni del rinnovo contrattuale di Ghoulham: dopo una telenovela durata più di Beautiful mi sembra un buon risultato.

Almeno tre gli episodi influenzali che hanno colpito Sarri nel post-partita per sottrarlo alle interviste: se i risultati sono questi mi sa che diventiamo tutti no-vax.

Innumerevoli le volte che hanno chiesto ai giocatori “se pensano allo scudetto“. Ma a cosa volete che pensino? Alla lasagna che li aspetta a casa?

Mille i minuti giocati che sono serviti a convincere Sarri a tenere fuori Koulibaly e 90 quelli durante i quali Chiriches ha sputato sangue per convincerci che ha fatto bene.

Ora, però, usciamo dai numeri perché il calcio è prima di tutto fantasia, estro, inventiva ed entriamo nel campo del cuore, nel quale siamo non primi, ma unici.

Unico è il pubblico del San Paolo che arriva a 50.000 anche per vedere il Sassuolo.

Unico è Hamsik che, da vero capitano, non contesta mai una sostituzione e non manda mai a quel paese chi gli ricorda che “manca ancora un gol per raggiungere Maradona“.

Unico  e genuino il dispiacere che ho letto negli occhi di Paolo Cannavaro per quel tiro finale di Insigne che non è entrato perché, si sa, al cuore non si comanda.

Unica, infine, la vista da lassù.

Soprattutto considerando chi sta due gradini sotto.

 

 

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Passione Insanapoli 37. Napoli – Handanovic 0 – 0.

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Cominciamo col dire che ieri non si è giocata Napoli – Inter ma Napoli – Handanovic. Prendere coscienza di questo getta tutta un’altra luce sul match e su quello che è seguito.

Praticamente pensavo fosse l’Inter, invece era un Handanovic.

Prima di tutto possiamo giustificare i nostri che, nonostante la stanchezza di Manchester, hanno provato comunque a metterla dentro ma si sono schiantati, appunto, contro Handanovic che, per carità, sarà pure un gran portiere ma quella doppia parata prima su Callejon e poi su Mertens la deve in larga parte al “fattore Garella”.

Il Fattore Garella, in nome del quale si sono formate intere generazioni di portieri, fa sì che un alluce, della cui esistenza ci si accorge solo nel malaugurato caso in cui sia valgo, diventi improvvisamente la parte più importante del corpo perché chiamata a respingere provvidenzialmente e fortunosamente un tiro da due centimetri di distanza.

Possiamo perdonare i 15 tiri a giro di Insigne, perché in genere almeno uno a partita va a segno, ma evidentemente stavolta le onde gravitazionali sprigionate da Handanovic li hanno dirottati tutti in tribuna.

Possiamo dimenticare che Mertens è stato per circa 80 minuti missing in action perché di solito è talmente onnipresente che io me lo ritrovo in bagno anche dopo che la partita è finita.

Possiamo passare sopra le bordate di Hamsik che hanno sfiorato, senza centrarla, la porta perché il Capitano non si discute mai, si ama e basta.

Possiamo sorvolare finanche sulla scarsa precisione dei cross in area di rigore e sul fatto, per la verità inquietante, che passano gli anni, gli allenatori e i centravanti, ma la scarsezza nel calciare i tiri d’angolo non passa mai.

Insomma, possiamo perdonare tutto perché mi pare evidente che i nostri avrebbero dato tutto per vincere la partita di ieri ma le Forze Oscure del Male, incarnate appunto da Handanovic, hanno prevalso facendo scendere le tenebre eterne sul San Paolo. Il temuto figlio dell’uragano Ophelia si è infine palesato in Italia sotto spoglie slovene.

La spiegazione soprannaturale è l’unica possibile. Altrimenti non potremmo spiegarci come Callejon non sia uscito dal campo in carrozzella nonostante i reiterati tentativi di gambizzarlo da parte di Miranda, dei quali peraltro l’arbitro sembra essersi reso conto solo al 65° minuto. Manco le Brigate Rosse dei tempi d’oro avrebbero potuto fare meglio.

Non potremmo spiegarci la folle cavalcata di Koulibaly che lo ha portato ad autoproclamarsi salvatore della patria e, al grido di “Banzai!” sotto gli occhi di un attonito Nagatomo, a percorrere tutto il campo prima di ricordarsi che se gioca da difensore ci sarà un perché ma non era il caso di scoprirlo stasera.

Non potremmo neanche spiegarci come mai Rog, che in genere viene messo dentro un momento prima che il gioco degeneri in rissa con lo scopo primario di spezzare le cosce agli avversari, ieri sera sembrasse Roberto Bolle al cospetto di Mike Tyson (e sull’effetto intimidatorio prodotto dai marcantoni dell’Inter anche quando stanno zitti e con le mani a posto si veda Passione Insanapoli 10. Prima di Napoli – Inter.)

Soprattutto non potremmo spiegarci quanto possano essere deficienti certi tifosi che perfino ieri sera, sotto il Vesuvio, ne auspicavano l’eruzione, senza considerare forse che la lava non risulta essere particolarmente selettiva nel suo percorso di distruzione, per cui difficilmente li avrebbe scansati. Chiedere a Plinio Il Giovane (che non è quello dei mobili a Via Premuda, Milano n.d.r.).

Non potremmo, infine, neanche spiegarci la delirante intervista di Spalletti nel post partita, quando ha lasciato intendere che il risultato sarebbe potuto anche essere a loro favore. Non so con cosa avesse accompagnato la fiorentina mangiata a cena, ma doveva essere qualcosa di veramente potente.

Alla fine, se io fossi interista, lancerei la petizione per intitolare una piazza ad Handanovic: senza dubbio si raccoglierebbero più adesioni del referendum per l’autonomia di Maroni.

A noi resta una grande soddisfazione: il giubilo dei tifosi nerazzurri per aver strappato uno 0 – 0 al San Paolo è il più grande riconoscimento della nostra forza e ci ripaga di un risultato che a noi, invece, sta stretto.

Con buona pace di Handanovic.

 

 

 

 

 

 

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Passione Insanapoli 36. Dopo Roma – Napoli.

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Il primo round del trittico infernale – Roma, Manchester City, Inter – è andato. Nel modo migliore, aggiungerei.

Per quanto mi riguarda è stato il coronamento inaspettato di una giornata che definire “difficile” rappresenta un eufemismo. Dirò soltanto che ho trascorso le tre ore topiche del pomeriggio nella sala d’attesa di un pronto soccorso per accompagnare qualcuno già di umore nero a cui era stato assegnato, ironia della sorte, un codice di priorità bianco.

Se i due colori testé menzionati non vi dicono niente, aggiungo solo che in quelle tre ore si è giocata Juventus – Lazio, è stato assegnato un ennesimo rigore al novantaseiesimo minuto ai padroni di casa, poi sbagliato clamorosamente da Dybala.

Si, proprio lui. La Joya. Il vero fuoriclasse della Serie A. Quello che sarebbe stato l’erede di Messi e Cristiano Ronaldo nel caso i due avessero seguito l’esempio di Nichi Vendola. Che poi in effetti Cristiano Ronaldo ha seguito davvero le orme di Nichi Vendola, ma questa è un’altra storia.

Tornando a ieri, ho capito che c’è solo una cosa peggiore del passare il sabato pomeriggio nella sala d’attesa gremita di un pronto soccorso: che quella stessa sala sia gremita di juventini.

Devo anche ammettere però che poche soddisfazioni sono paragonabili a quella di annunciare a sconosciuti zebrati con costole incrinate e malleoli fratturati che Immobile aveva segnato una doppietta e la loro punta di diamante si era appena mangiato l’ennesimo rigore a porta vuota e vederli contorcersi sulle loro seggioline in spasmi di stizza e smorfie di disappunto.

Quasi quasi tornerei oggi nell’ameno luogo solo nella speranza di incontrarli e comunicargli che i loro anatemi contro il Napoli non hanno sortito l’effetto sperato.

Eh già, perché cominciano a temerci.

Già il mio collega romanista venerdì aveva accuratamente evitato l’abituale spacconeria nel pronostico pre-partita e svicolato con aria colpevole di fronte ai miei tentativi di attirarne l’attenzione sbracciandomi con aria giuliva.

Ma addirittura loro: i sommi custodi della prosopopea, l’apice della presunzione, l’arroganza fatta stile di vita, l’apoteosi della sbruffoneria, insomma gli juventini, cominciano ad avere paura di noi.

Lo capisci quando Nedved rilascia un’intervista palesemente sotto l’effetto degli spinaci allucinogeni della Bonduelle e, rimbeccando il giornalista che sottolinea come “il Napoli giochi meglio” , si interroga filosoficamente su cosa sia “in fondo la bellezza? Triangolazione?“.

Oppure quando osservano, con l’aria inconfondibile di Michele l’Intenditore, che si, “il Napoli ha un bel gioco ma la panchina è corta, per cui a marzo saranno necessariamente scoppiati”.

Ora, nessuno meglio di un napoletano conosce il potere di un anatema. Che non viene mai sprecato per un oggetto che non lo meriti. Praticamente è un riconoscimento – il più alto oserei dire – della grandezza altrui. Ti seccio se ti temo e se ti temo vuol dire che ti considero superiore. E’ la dura, incontrovertibile, legge della jella, che toglie ogni spazio ad interpretazioni diverse. E a cui fa da corollario un altro, fondamentale, principio: l’oggetto della secciata si nutre del contenuto venefico della stessa per diventare sempre più potente.

Dimostrazione di ciò è il torace di Koulibaly, sempre più somigliante al muro con il Messico voluto da Trump e altrettanto invalicabile. Chiedere a Dzeko.

Ma lo è anche l’arteteca di Mertens, sempre più somigliante a una pallottola vagante, a un flipper impazzito, all’indomabile pennuto Beep Beep vanamente inseguito da Wile Il Coyote. Chiedere a Juan Jesus e a Fazio.

Per non parlare di Insigne, che ieri accarezzava la palla con un amore che manco la moglie. E, infatti, per evitare drammi della gelosia in famiglia alla fine della partita ha gratificato la sua Jenny di una dedica a forma di cuore. Un chiaro specchietto per le allodole per occhi esperti come i nostri.

E Reina? Si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole e librandosi nell’aere e alzando il pugno chiuso come se ci fossero gli Inti Illimani in sottofondo si immola letteralmente per la causa.

Insomma, il Napoli non è solo bellezza tecnica e intelligenza tattica. E’ cuore, furore agonistico, cinismo. E’ un distillato purissimo di cazzimma. 

Quindi, secciateci pure, che in attesa di crollare a marzo intanto siamo lassù.

 

 

 

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Passione Insanapoli 35. Dopo Napoli – Benevento.

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La premessa d’obbligo è che, se c’è una squadra a cui non avrei mai voluto rifilare un 6-0, quella è il Benevento.

Contro lo strapotere delle strisciate settentrionali  un po’ di solidarietà campana non guasterebbe. Ma la dura legge del gol – Oddio, se arrivo a citare Max Pezzali sono messa davvero male- mette purtroppo in conto anche esiti tennistici contro gli avversari sbagliati.

E’ stata comunque una domenica singolare, caratterizzata da episodi surreali:

  1. la beatificazione in diretta tv di Dybala post tripletta al Sassuolo; pare che a Sky abbiano addirittura detto che “ha le stimmate del numero 10“: affermazione percepita come blasfema tanto dai credenti quanto dagli atei tifosi di Maradona;
  2. la definizione del palleggio del Napoli come “logorroico” da Massaro negli studi Premium: intendeva forse dire che il gioco di Sarri parla?
  3. il colpo di mano di Mertens che, dopo essersi preso il pallone per battere il rigore quando ancora i giocatori avversari cercavano di intimidire l’arbitro, nell’intervista di fine partita ammette di aver concesso a Jorginho di tirarlo una volta giusto perché c’erano la madre e la sorella allo stadio, ma “oggi no, non era possibile“. Da Ciro lo scugnizzo a Ciro l’Immortale (di Gomorra) il passo è stato breve ( e anche l’implacabilità sotto porta c’è tutta);
  4. la sospensione del silenzio stampa da parte del Napoli con conseguente intervista a Sarri che, dopo il biascicare indistinto di Gigi Delneri, è stato accolto dai giornalisti come un accademico della Crusca.

E poi, vabbè, fuori classifica c’è la soddisfazione di vedere El Lota Higuain avanzare a lunghe falcate sulla strada della perdita totale del controllo: di sé, con episodi di stizza sempre più frequenti ormai, e della propria panza che incide sempre più pesantemente sulla sua deambulazione in campo. Temo che abbia sottovalutato gli anatemi di un intero popolo, nonostante i precedenti non proprio rassicuranti di Strootman, Mazzarri & co.: avrebbe dovuto sapere che le streghe non abitano solo a Benevento.

Comunque la prestazione di oggi ci ha risollevato il morale: ora possiamo anche affrontare i deliri di Salvini a Pontida e i missili di Kim Jong-Un con maggiore consapevolezza nei nostri mezzi.

Hasta siempre, Comandante (Sarri)!

 

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